8.10.2005 

Dove posso gareggiare? Un samoano sempre ultimo, dal peso al giavellotto

De Coubertin non era nessuno di fronte al Sola. Perché se il il barone francese ha “inventato” lo spirito olimpico, abbiamo dovuto aspettare l’arrivo di un pacioccone samoano per capirne a fondo il significato. «L’importante è partecipare» ci raccontava Pierre, oltre un secolo fa. «Come? Ve lo faccio vedere io!», ci ha incantato ieri Shaka Sola, 28 anni, sportivo ad ogni costo. State un po’ a sentire. Il Sola, ufficialmente, sarebbe un pilone, rugbisticamente parlando. E, infatti, con la palla ovale ci ha dato dentro a lungo. Poi, ha pensato di tenersi i suoi 140 chili di stazza, ma di liberarsi di un peso: sì, lanciarlo il più in là possibile. E quale occasione migliore se non i Mondiali di atletica ad Helsinki? Ma tutta quella eccitazione lo deve aver tradito. «Mamma, ho perso l’aereo», ha avvertito a casa. «Prendine subito un altro», gli deve aver suggerito da lassù la vocina dell’amico Pierre (De Coubertin). E lui si è rimesso in coda, ha riacquistato un biglietto e ha atteso il nuovo volo. Soltanto che, ad Helsinki, ci è giunto con due giorni di ritardo. Il lancio del peso era già stato archiviato, le medaglie assegnate. Il Sola non si perde d’animo, ha sfogliato il programma delle gare. «Anche la gara del disco era finita, e quella del martello aveva le qualificazioni avviate. Non mi restava che il lancio del giavellotto. Non avevo mai lanciato quell’attrezzo, ma con un po’ di fortuna ci si arrangia. Del resto, l’importante è partecipare». Shaka Sola ha lanciato il giavellotto a 41,18, è il suo primato personale, ben lontano dall’85,08 del russo Makarov. Ha portato a termine la sua missione mondiale. E ora si fa un regalo: «Vado in Lapponia, a fotografare renne». Mitico.

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