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12.28.2005 

«Mi disse: fu quasi un gioco»

Il portiere dell'albergo mi chiama da una parte. Mi indica un uomo seduto nella hall: "Quello è il signor Perlasca", mi dice.
Per l'intervista bastò chiedere, perché una volta uscita la sua storia grazie a due signore ebree ungheresi che lo avevano cercato per anni, lui stesso decise che era giusto parlarne.
Scoprii che quell'uomo che aveva salvato migliaia di ebrei sapendo di rischiare la vita per questo non aveva mai smesso di essere fascista.
E già questa era una cosa che, da sola, bastava a renderlo una persona di sicuro singolare. Ma fu il modo in cui mi spiegò perché l'aveva fatto che mi lasciò esterrefatto: "Vede - mi disse - semplicemente non potevo continuare a vedere degli innocenti che andavano alla morte, dovevo fare qualcosa. Allora mi inventai questo "gioco" del console spagnolo. Sì, in un certo senso fu un gioco". Ecco, questa persona straordinaria era Giorgio Perlasca, uno che - facendosi gioco di tutti, appunto - riuscì a salvare sul serio migliaia di vite umane senza un briciolo di retorica e senza mai vantarsene con nessuno per tutta la sua esistenza.

Via | Corriere.com

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