Michael Moore e la menzogna italiana
Politica Settembre 4th, 2007La verità è che ancora non mi capacito, non solo che al ministro Livia Turco sia caduta così completamente e malamente la maschera, ma anche che nessuno abbia ritenuto di far diventare il suo comportamento e le sue dichiarazioni uno scandalo.
Pesco dai resoconti di agenzie e giornali. «Consiglio di vedere “Sicko” per tre ragioni. Primo: parla della salute, della malattia e della morte, che la nostra società spesso dimentica. Secondo: in modo preciso e rigoroso, racconta cos’è un sistema sanitario governato dalle assicurazioni. Terzo: fa vedere agli italiani che tesoro è, malgrado i tanti problemi che anch’io affronto ogni giorno, il nostro sistema sanitario».
Così il ministro della Salute Livia Turco commenta l’ultima fatica del regista di «Bowling for Columbine» e «Fahrenheit 9/11», che giudica «un film importante». Il ministro, che ha visto «Sicko» in anteprima, ha voluto essere presente, a Roma, alla conferenza stampa del regista statunitense. Per la Turco, il film, che «le è piaciuto tanto e che consiglia agli italiani», ha tre grandi meriti: «Innanzitutto affronta un tema come quello della salute e del sistema sanitario che ci fa ricordare come anche in una società futile o ricca ci siano malattie e fragilità che possono colpire tutti, anche ricchi, potenti o belli. E in questi casi tutti, poveri o ricchi, hanno bisogno di qualcuno che li curi». Secondo merito del film, sottolinea la Turco, è di evidenziare «come le assicurazioni abbiano come unico obiettivo il profitto, che esclude chi non può pagare, ma anche seleziona la presa in carico di alcune patologie solo se non sono troppo costose. Molti cittadini non conoscono neanche come funziona un sistema basato sulle assicurazioni sanitarie. In questo film viene spiattellato brutalmente il fatto che senza soldi si può morire». Il terzo punto importante, per il ministro, è la riflessione che gli italiani potranno fare dopo aver visto «Sicko». «Spero - afferma - che si rendano conto del tesoro che hanno, il nostro Ssn».
E per questo al ministro Turco piacerebbe che fosse fatto un film sulla sanità italiana che invita «un regista, possibilmente italiano, che abbia curiosità, passione civile e senso civico, a girare una pellicola per parlare della nostra sanità e del nostro Sistema». Con un film forse si riuscirebbe, secondo la Turco, a mostrare agli italiani la dedizione e la capacità di tanti professionisti, oltre alle tante eccellenze che il nostro Paese può vantare. «Basta con la retorica sulla malasanità - ammonisce il ministro - che ha provocato gravi danni, difficili da recuperare». L’articolo a questo punto potrebbe terminare. Livia Turco potrebbe andare a fare il ministro di Fidel Castro, oppure arringare le plebi contro il profitto e l’imperialismo yankee. Decidete voi che giudizio si possa esprimere su un pubblico rappresentante di una nazione della Nato che si accoppia con uno dei più sgradevoli e insignificanti nemici degli Stati Uniti. Da spettatrice può dire quel che le pare, da ministro andrebbe rimossa. Resta che in Italia «blame America first», prenditela sempre e comunque con l’America, funziona tanto bene che la seguono, consapevoli o no, praticamente tutti, magari nascondendosi dietro la qualità del cineasta. Peccato che Moore faccia documentari, e se ricordo bene dovrebbe contare anche il rigore e l’aderenza ai fatti! Perciò, nella convinzione che non servirà a niente, vorrei spendere due parole su come veramente funzioni l’assistenza sanitaria negli Stati Uniti.
Negli Stati Uniti, gli ospedali pubblici forniscono gratuitamente le cure necessarie a chi non è assicurato o non ha i mezzi per pagarsele, e dal 1986, presidente Ronald Reagan, con l’Emergency medical treatment and active labor act, anche le cliniche private devono fornire gratuitamente tutte le cure di emergenza di cui dispongono a chiunque si presenti, fino al momento in cui può essere trasferito in sicurezza alle strutture pubbliche.
Questo vale anche per gli immigrati clandestini, che non pagano tasse e costano cifre folli, tanto che la Hospital association calcola che la spesa per mancati pagamenti e assistenza gratuita sia di alcuni miliardi di dollari. Solo nei quattro Stati che confinano con il Messico, le cure mediche gratuite sono oltre i 200 milioni di dollari l’anno. Molte donne arrivano da oltre confine, pronte a partorire, al costo medio di 5mila dollari a bambino. Chiunque nasca negli Stati Uniti, a differenza che da noi, è cittadino americano.
La differenza dunque sta solo nel fatto che lo Stato assiste chi non ha i mezzi per curarsi, o non può pagarsi una copertura assicurativa. Basta un impiego qualunque fisso per farsi pagare l’assicurazione dal datore di lavoro, i più abbienti se la scelgono da soli, delle migliori, e la detraggono dalle tasse. I poveri, infine, hanno un programma gratuito che si chiama «Medicaid».
Alla fine della storia rimangono 44 milioni di cittadini, il quindici per cento più o meno, che non hanno copertura assicurativa. Sono i clandestini, 15 milioni almeno, sono una frangia di irregolari che avrebbero diritto al Medicaid, ma non si iscrivono. Infine, c’è una categoria di giovani professionisti, che guadagna tra i 50mila e i 75mila dollari l’anno, ma che non ne vuole sapere di preoccuparsi del futuro, e non stipula assicurazioni anche se potrebbe. Almeno per ora.
Potrei parlarvi delle code, spaventose in Europa, e inesistenti negli States; dei feti scambiati, delle gambe sane operate, dei tanti episodi di incuria, fretta, scarsa igiene, che qua sono molto frequenti, laggiù pressoché inesistenti; potrei parlare della ricerca scientifica, iniziata quando John Kennedy disse: «La lotta al cancro deve essere al primo posto, come l’avventura nello spazio»; potrei raccontare dei bambini italiani salvati in posti benedetti come lo Sloan Kettering Center di Manhattan, le loro madri ospitate per mesi nelle residenze, senza nemmeno un dollaro di garanzia, solo la stretta di mano e la promessa che a casa si stavano raccogliendo soldi. Ma non vorrei scuotere le certezze così dolorosamente acquisite degli italiani. Meglio andare a vedere «Sicko», meglio credere a quell’imbroglione di Michael Moore.
Maria Giovanna Maglie - Il Giornale PDF
Settembre 8th, 2007 at 18:53
Che strano il film parlava degli americani che hanno copertura assicurativa non di quelli sprovvisti.
Bho, io forse ho visto un altro film!
Settembre 20th, 2007 at 17:59
io tra qualche mese vado negli stati uniti…. e chissa’ perche’ devo farmi l’assicurazione sanitaria completa da qui! se fosse come tu dici, andrei la’ senza assicurazione, come quando vado in spagna o in francia, so che se mi investono o mi succede qualcosa mi possono curare la’. viceversa per andare negli states devo farmi l’assicurazione da qui… chissa’ perche’?????????????
ma lo sai quanto ti costa la’ una semplice operazione? e’ vero che esistono delle ore di servizio gratuito, ma e’ anche vero che non tutti gli ospedali lo fanno, e che nelle grandi citta’ prevalgono gli ospedali-azienda.
e’ vero che il nostro sistema ha delle pecche, che ci sono pochi investimenti, e che la gestione sanitaria andrebbe resa piu’ efficiente (meno sprechi ecc). ma e’ vero che se vai in ospedale perche’ stai male, ti curano subito (in ordine di gravita’) e non paghi una lira. mi e’ capitato in vacanza di rompermi un dito della mano, sono andata di corsa al pronto soccorso senza documenti, senza un soldo, in costume, e mi hanno fatto le lastre, guardato, passato a un ortopedico, fasciato, dato una scorta di medicine, e non ho pagato niente. in america questo te lo scordi… almeno su questo bisogna essere obiettivi
Settembre 21st, 2007 at 00:49
Ciao Arwenh. Intanto premetto che, come ho riportato, quello che hai letto è un articolo tratto da Il Giornale.
Veniamo a quello che dici. Si, ti devi assicurare qui. E’ giusto e sacrosanto, visto che l’Italia non ha alcuna convenzione con gli Stati Uniti. Perchè dovresti andare a “scrocco” nei loro ospedali?
Secondo: sai quanto costa una semplice operazione in Italia? A te sembra costi zero, peccato che poi la collettività debba STRApagarla. Essendo sanità pubblica, che per qualcuno significa di nessuno, i costi lievitano per incapacità, incompetenza e malaffare.
Secondo te, se sei assicurato/a, arrivi in un ospedale americano in costume e ciabatte e non ti curano? Mi sembra proprio strano sai?
Ultima cosa, non facciamo i patrioti a tutti i costi. Abbiamo visto tutti come funziona quell’ospedale a Roma, come funzionano tanti ospedali in tutta Italia ma soprattutto quante persone dal sud debbano venire al nord a curarsi, semplicemente perchè a casa loro non ci sono strutture adatte.
E nonostante questo vogliamo difendere il servizio pubblico così com’è? Lo racconti tu a quelli che sono MORTI avendo garze e strumenti nell’addome? Glielo spieghi tu a quelli che hanno perso la vita aspettando un medico su un lettino del pronto soccorso?
Allora sai cosa potrei proporre? Io mi tolgo gentilmente dal SSN, mi tolgo le tasse che STRApago per un servizio che non ritengo idoneo, faccio un’assicurazione privata e sono sicuro che di soldi me ne avanzano ancora a bizzeffe.
Ultimo, putroppo sono nato in Europa, dove qualcuno ha deciso che le persone non possono decidere del proprio futuro. Ci DEVE essere sempre uno Stato che si prende cura di te, in ogni campo. Io rifiuto questa mentalità. Sono un cittadino libero, guadagno con fatica il mio stipendio da misero dipendente, vorrei cortesemente disporre al 100% di questa somma. Invece no. C’è uno stato che si prende cura dei miei risparmi, portandomi via fior fiore di quattrini per una pensione che sappiamo tutti non mi darà mai. E visto che si sono mangiati tutto, lo stato si è preso cura del mio TFR: bye bye anche alla liquidazione. C’è uno stato che si prende fior fiore di quattrini per un’assistenza sanitaria da terzo mondo (ebbene si con qualche eccezione). E via così.
Io credo che ognuno debba poter scegliere del frutto del proprio lavoro. Deve essere responsabile delle proprie scelte. Chi vuole farà la cicala, chi vuole farà la formica.
Ho scritto quanto sopra con tono assolutamente tranquillo, come capiresti se ci parlassimo “de visu”. Quindi niente flames, please.
Ciao!
P.S.
Buon viaggio!