Sono tornati da poco, e già hanno pretese economiche. Non bruscolini. I Savoia chiedono 260 milioni di euro allo Stato italiano come risarcimento per i danni morali subìti in 54 anni di esilio: 170 milioni li vuole Vittorio Emanuele; 90 suo figlio Emanuele Filiberto. Ma non è tutto: oltre agli interessi sulle somme richieste, i Savoia vogliono anche la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana.

Dopo aver portato l’Italia al fascio ed allo sfascio, dopo vari scandali in stile vallettopoli, anzichè starsene belli tranquilli, avanzano richieste di denaro.

Questa cosa non piace neanche all’Unione Monarchica che dice:

Ancora una volta Vittorio Emanuele e Emanuele Filiberto, con l’iniziativa di richiedere un risarcimento allo Stato, per i modi e i tempi prescelti, hanno danneggiato l’immagine di Casa Savoia e la stessa causa monarchica offrendo, tra l’altro, il pretesto ai critici della Corona di scatenare un processo storico demagogico e di parte.

Mi spiace, ma questo non è un “pretesto” qualsiasi, ma un pretesto da ben 280 milioni di euro. Forse era meglio quando in Italia non ci potevano entrare. E non sono il solo a pensarla così:

I maschi Savoia di nuovo in esilio. Lo prevede un ddl costituzionale della Lega, depositato questa mattina a palazzo Madama dal coordinatore del Carroccio Roberto Calderoli nel quale si prevede l’abrogazione della legge costituzionale dell’ottobre 2002 che a sua volta abrogò le norme transitorie che stabilivano l’esilio dall’Italia dei maschi di casa Savoia.

Da qui la considerazione finale. Le colpe dei padri non possono ricadere sui figli. Allo stesso modo le colpe di chi ha deciso di esiliare i Savoia non possono ricadere sui figli. Se chiedono allo Stato Italiano i danni per i torti subiti, allora credo sia giusto chiedere alla Casa Savoia (o come si chiama) i danni per aver portato l’Italia alla distruzione quasi totale.