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Mercedes Benz Brand Workshop

Negli scorsi giorni siamo stati invitati a partecipare al Mercedes-Benz Brand Workshop, direttamente nella sede di Stoccarda. Bloggers provenienti da tutto il mondo, Stati Uniti ed Australia compresi, per capire la strada intrapresa da Mercedes e per vedere un po’ di dietro le quinte del lavoro che sta alla base della produzione di un’auto. Da questo punto di vista siamo stati aiutati dalla visita che avevamo fatto un paio di settimane fa al Mercedes-Benz Advanced Design Studio di Villa Salazar a Como, di cui riproponiamo la video intervista a Lucas Colombo Carbone.

Un workshop che parte dal passato, con l’epopea di Daimler, Benz, ma anche Maybach, si snoda attraverso 125 anni di storia dell’automobile, fino ad arrivare ai sistemi ultratecnologici di oggi, pensando a ciò che sarà la mobilità del futuro. Luoghi di questa storia in movimento il Museo Mercedes di Stoccarda, il Mercedes-Benz Design Center di Sindlefingen e la pista di Malmsheim. Nel proseguio del post le tappe del nostro viaggio in casa Mercedes.

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Alexander Mankowsky: il futurologo

Mercedes Benz Brand Workshop

La persona che vedete ritratta nella foto si chiama Alexander Mankowsky, sociologo, filosofo e psicologo ed è il futurologo di Daimler AG. Ammetto che il nome “futurologo” in italiano può far sorridere, non dobbiamo però cadere nel tranello di pensare che sia una sorta di azzeccagarbugli: il futurologo non predice il futuro, non scommette su un modello piuttosto che un altro, ma traccia una strada. Partendo ovviamente dal passato e studiando come si è evoluto il “concetto di automobile”, non l’automobile intesa come oggetto materiale, nel corso dei decenni. Un’idea che ovviamente non esisteva inizialmente. Nessuno sapeva di preciso ne se il motore a scoppio su quattro ruote avrebbe avuto un futuro, ne tantomeno se e come si sarebbe evoluto. Eppure così è stato, in una ventina d’anni. Qualche esempio allora di cosa si intende per “concetto di automobile”.

Automobile come mezzo di “rottura” rispetto ai contemporanei, con riferimenti al futurismo italiano nel famoso manifesto: “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.“. Si esalta la componente del pericolo: il pericolo è qualcosa di affascinante e la corsa ne è la massima espressione. Certo, ancora oggi le gare esercitano il proprio fascino, ma è assodato che la sicurezza deve venire prima di tutto.

L’era nucleare e lo spazio. Dopo la seconda guerra mondiale si pensava che l’energia atomica avrebbe risolto tutti i problemi. Tutto diventa “sintetico” e ciò che è sintetico, quasi asettico, è il massimo della modernità, cibo in scatola compreso. Abbiamo riferimenti a possibili automobili ad energia nucleare piuttosto che elementi ripresi dalla conquista dello spazio. Ecco allora che anche le automobili iniziano ad avere forme più affusolate, con “pinne” che spuntano sulla coda.

Inquinamento, un concetto nuovo. Parole come “riscaldamento globale”, “emissioni gassose” sono entrate nel nostro vocabolario quotidiano, ma dobbiamo tornare alla fine degli anni ‘50 per trovare i primi studi relativi all’inquinamento dovuto ad esempio al DDT. Anche in questo caso vediamo come ciò che noi vediamo come negativo oggi, l’utilizzo indiscriminato di diserbanti, era un segno dei tempi, e quindi accettato di buon grado.

Come dicevamo il lavoro del futurologo è quindi analizzare come si è evoluto il concetto di automobile nel passato per capire come sarà il concetto di automobile nei prossimi anni. Da questo punto di vista, il sentiero è già stato tracciato negli scorsi anni. L’ideale per tutti è una sorta di ciclo chiuso in cui non ci siano rifiuti, dove tutto viene riciclato, così come avviene in natura. Nello stesso tempo si vorrebbero eliminare i combustibili fossili usando energie “pulite”. L’automobile acquista allora un aspetto candido, bianco, il colore dell’innocenza così come lo ha visto Steve Jobs per i propri prodotti Apple. Un discorso che qui in Mercedes hanno preso decisamente sul serio, come avremo modo di vedere nel Centro Stile di Sindlefingen.

Il Museo Mercedes

Museo Mercedes Stoccarda

Per ciò che Daimler e Benz hanno realizzato nel corso della propria vita, possiamo dire senza dubbio che il Museo Mercedes è anche IL museo dell’automobile, senza voler togliere nulla a nessuna delle altre aziende automobilistiche. Realizzato a Stoccarda nel 2006 da UNStudio van Berkel & Bos di Amsterdam, raccoglie l’eredità del piccolo museo della fabbrica del 1923 e di quello ricostruito nel anni Sessanta, per il 75° anniversario della nascita dell’automobile. 16.500 metri quadri di superficie, un percorso espositivo la cui lunghezza può andare da 1,5 a 5 km a seconda delle preferenze, 9 livelli di esposizione per 160 veicoli dal valore inestimabile. Cifre pazzesche se si pensa che stiamo parlando di un solo marchio.

Museo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes Stoccarda

Si sale al piano più alto per poi scendere gradualmente. Si parte lontano e dalla storia frase dell’Imperatore Guglielmo II: “Io credo nel cavallo. L’automobile é solo un fenomeno temporaneo”. L’imperatore non era e non si avvaleva di un futurologo, evidentemente. Battute a parte, osservando i primi modelli, di cui si può anche ascoltare il rumore, c’è da dire che Guglielmo II non aveva poi tutti i torti. Chi avrebbe potuto immaginare che quei mezzi rumorosissimi, brutti e puzzolenti, avrebbero sostituito nei sogni delle persone le linee pure ed aggraziate del cavallo?

Museo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes Stoccarda

Abbiamo di fronte a noi i primi modelli così come venivano proposti ai clienti dell’epoca. I problemi da risolvere erano tecnici, riguardavano motore, sospensione, ruote. Più avanti si sarebbe parlato di comfort. Vediamo allora il primo modello di Carl Benz del 1886: 954 cc che erogavano 0,55 kw in grado di spingere il quadriciclo ad una velocità massima di 16 km/h. E poi avanti con le innovazioni, il quadriciclo abbandona la forma della carrozza per diventare più simile ad un automobile, arrivano i primi camion e nel frattempo si pensa ai motori per i primi velivoli. Si notano i cambiamenti ai sistemi di raffreddamento, così come lo sterzo diventa leggermente più comodo abbandonando la posizione verticale per una più inclinata. Non voglio fare l’elenco dei modelli del museo: sarebbe una lista di nomi ed anni piuttosto noiosa, letta su monitor. E’ invece una meraviglia notare il progresso e le idee degli ingegneri che si sono susseguiti per far diventare l’automobile quella che conosciamo oggi. Oggetti, funzioni e posizioni che oggi diamo per assodate, erano invece un terreno tutto da esplorare. Modello dopo modello i visitatori possono ammirare l’evoluzione di quelle piccole modifiche che singolarmente potrebbero apparire insignificanti, ma che trasformeranno un quadriciclo in una automobile vera e propria.

Museo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes Stoccarda

Si arriva allora agli anni ‘40, per poi passare al dopoguerra, agli anni ‘60 e via via fino ai giorni nostri. Vogliamo allora ricordare che il successo di così tanta ingegneria tedesca, è dovuto anche un genio italiano del design. Ci riferiamo ovviamente a Bruno Sacco, progettista dagli anni ‘60 fino al 2006 dei modelli più affascinanti della casa di Stoccarda.

Qui sotto abbiamo pubblicato solo alcune miniature della gallery relativa al Museo Mercedes Stoccarda, che vi invitiamo sfogliare per intero qui.

Museo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes StoccardaMuseo Mercedes Stoccarda

Hans-Dieter Futschik e Martin Bremer: i designer

Mercedes-Benz Design Center Sindlefingen

Ci spostiamo al Mercedes-Benz Design Center di Sindlefingen, progettato da Renzo Piano nel 1997, dove ci vengono requisite macchine fotografiche, telecamere e cellulari in grado di fotografare: le foto della gallery ci sono state realizzate dal fotografo ufficiale Mercedes. Siamo accolti da Hans-Dieter Futschik che ci spiega com’è organizzata l’equipe di lavoro che si occupa di design. Si tratta di circa 500 persone di 20 nazionalità diverse, su 6 sedi, più 3 che si occupano di camion e furgoni, distribuite in tutto il mondo.

Mercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center Sindlefingen

Eredità, Qualità e Proporzioni sono i tre concetti chiave sui quali si basa il design Mercedes. Si parla anche di sportività intesa non come prestazioni da gara, quanto un’attitudine: sportività può significare essere giovani. In questo momento la “firma” Mercedes si propri modelli è la cosiddetta “dropping line”, una sorta di baffo che distingue la carrozzeria laterale dei nuovi modelli. I designer devono ovviamente relazionarsi su mercati diversi, sia per quanto riguarda le forme, sia per quanto riguarda i colori. Non è una sorpresa che i colori più scelti dai clienti siano il nero e l’argento. Sorprendentemente, invece, i giovani sono i più “conservatori”: ci si aspetta che scelgano colori “forti” mentre solitamente scelgono quelli “tradizionali”. In Asia ed America, c’è una certa preferenza per il bianco.

Dal punto di vista tecnico, interessante il software che permette il rendering di un modello in una ambientazione “realmente virtuale”, con tanto di riflessi ed ombre. Sistemi simili sono in uso ad Hollywood da anni, ma quello che colpisce è l’immediatezza e la rapidità con le quali vengono generate le immagini. Niente complicate manovre in stile Photoshop: due colpi di click e la foto del nuovo modello è pronta come se fosse stata appena scattata da un fotografo professionista.

Chiediamo allora a Futschik quale sia il segreto Mercedes: così tante persone dalle differenti nazionalità lavorano in Paesi diversi, eppure la percezione da parte dei clienti è di trovarsi di fronte ad un’auto tedesca. “E’ vero” dice Futschik “ma questo dipende dal modo di lavorare. Noi lavoriamo con una storia ed una eredità alle nostre spalle, tentiamo di evolverci ma senza stravolgere. Chi lavora con noi ne tiene sempre conto. Nello stesso tempo ognuno di noi lavora per il marchio e solo per il brand. Non per altre motivazioni: solo per il brand. Il mix di storia, tradizione ed evoluzione ci porta a creare auto che tu senti come tedesche.

Mercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center Sindlefingen

Martin Bremer, designer degli interni, ci porta invece in un’area del centro stile che sembra essere l’atelier di un sarto. Pelle, stoffa, cuciture, legno, c’è davvero tutto ciò che ti aspetti, ma con una concentrazione in termini di numero e qualità che stupisce. Perchè il mestiere dell’interior designer non è solo quella di trovare le novità, ricercare le tendenze, ma anche saper trovare e rapportarsi nella maniera migliore con i fornitori. Un lavoro che tiene con i piedi per terra, perchè anche quando si trova il materiale “giusto”, è necessario sapere fin da subito il possibile approvvigionamento negli anni sia per le nuove auto sia per le parti di ricambio. Se la disponibilità non è certa e garantita, si dovrà trovare un’altra soluzione. Nello stesso tempo, è ovviamente necessario verificare le prestazioni dei vari materiali nel tempo sia per le parti soggette ad usura, come i sedili, sia per quelle che possono degradare ad esempio per l’azione dei raggi solari o per le escursioni termiche caldo-freddo.

Mercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center Sindlefingen

Breman ci presenta una alla volta le novità Mercedes, dai tessuti ai tipi di cuciture, a come viene lavorata la pelle. A proposito di pelle, oggi è un materiale da auto di lusso, in passato era invece il contrario. Il sedile del conducente era il più delle volte esposto alle intemperie, per questo motivo era rivestito di pelle. E’ facile immaginare che l’alta borghesia o l’aristocrazia preferisse qualcosa che potesse distinguere il proprio grado sociale, con ad esempio del morbido tessuto. Una questione che avrebbe potuto far discutere i futurologi dell’epoca, se fossero esistiti.

Anche per gli interni si ricercano materiali ecologici e biocompatibili. A proposito di legno, sulle Mercedes è sempre vero legno e non materiali somiglianti, per questo ci è stato garantito che il legno utilizzato proviene solo da coltivazioni di piante e non da foreste vergini. In ogni caso si va verso materiali ecocompatibili come ad esempio le foglie di banano intrecciato, molto leggere e dall’aspetto finale interessante.

Mercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center Sindlefingen

Visita finale nell’area dove sono presenti alcuni nuovi modelli. L’occhio va subito all’Unimog verde che sembra uscito da un film stile “Fantastici 4″ ma è davvero difficile decidere quale sia il più bello tra quelli presenti. Il momento che merita una certa solennità arriva quando Futschik toglie il velo alla Nuova Classe B, di cui però non ci è permesso pubblicare le immagini. Pianale più basso rispetto al passato ma con una posizione di guida più alta. Segno distintivo delle nuove Mercedes la dropping line di cui abbiamo parlato qualche paragrafo sopra, verrà presentata ufficialmente a Francoforte. Il modello osservato era di pre-produzione con qualche difettuccio, effettivamente girando per Stoccarda si vedono alcune Classe B con una camuffatura blanda, segno che ormai siamo davvero alla fase definitiva.

Anche in questo caso non abbiamo pubblicato la galleria completa di quanto visto al Mercedes-Benz Design Center di Sindlefingen, che vi invitiamo a sfogliare qui.

Mercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center SindlefingenMercedes-Benz Design Center Sindlefingen

La pista di Malmsheim

Malmsheim Mercedes

Arriviamo quindi alla pista Mercedes di Malmsheim. Si tratta della pista di un piccolissimo aeroporto da turismo, dove è possibile fare qualche test sul bagnato. Le auto a disposizione sono tante, ma il tempo è poco. Due o tre ore non sono sufficienti per un test drive approfondito, ma sono comunque abbastanza per togliersi qualche sfizio.

Ci viene allora data la possibilità di provare lo stato dell’arte dei sistemi antislittamento ruote, così come la frenata automatica che entra in funzione nel momento in cui si utilizza il cruise control. Decisamente particolare il sistema di aiuto alla frenata: in questo caso rilevato un ostacolo ed una situazione di pericolo, l’automobile attiverà avvisi sonori frenerà brevemente, ed entrerà in funzione il pretensionamento delle cinture di sicurezza. Sia chiaro, l’automobile non frena al posto vostro, casomai si tratterà di una frenata assistita. Sistema utile quando si è distratti ed in grado di abbassare il tempo di reazione nella frenata stessa.

Malmsheim MercedesMalmsheim MercedesMalmsheim MercedesMalmsheim Mercedes

Simpatico il giro sulla Smart Elettrica effettuato su strade aperte al traffico. Nonostante le dimensioni il peso la penalizza un po’ nelle accelerazioni da fermo. In grado di raggiungere una velocità di circa 100 km/h, si ha l’impressione di viaggiare su una golf kart. La differenza è nel comfort di marcia, perchè a parte il motore, è una Smart a tutti gli effetti. Discorso simile per la Classe A E-Cell, anch’essa completamente elettrica grazie al motore da 70 kw. Non c’è alcuna differenza di rilievo rispetto ad una Classe A tradizionale, ed il comfort è pressochè identico. Decisamente più silenziosa della Smart, ha dalla sua le doti di accelerazione e ripresa tipiche delle auto elettriche. Presidenzialissima la S500, l’unica auto sulla quale personalmente preferisco viaggiare sulle poltrone posteriori, come un vero Capo di Stato.

Menzione particolare per la CLS63 V8 BiTurbo AMG. Non sono un grandissimo fan per quanto riguarda la linea, soprattutto per come scende la linea verso la parte posteriore, ma non importa. Basta metterla in moto per rimanere incantati e sognanti al rombo che esce dagli scarichi. Via la regolazione “Eco” appena salito a bordo e “on” su settaggio sportivo delle sospensioni, provo anche il cambio AMG Speedshift MCT a 7 rapporti. Un po’ di superbia che non mi porta un gran vantaggio nelle strade statali, meglio non rischiare autovelox e multe sul suolo tedesco. Quando però arriva il momento dell’autostrada senza limiti di velocità lascio che si scatenino i 525 cv del motore. I 250 km/h sono autolimitati elettronicamente, ma anche se non fosse così il traffico del tardo pomeriggio sconsiglia comportamenti azzardati. Il tratto di autostrada dura troppo poco, ed in pochi minuti è già ora di rientrare alla base.

Aver toccato il paradiso con un dito, anche se per un solo istante, può essere appagante ma nello stesso tempo ti fa tornare indietro quando eri bambino e dicevi: “Ancora! Ancora!” Il nostro tempo con Mercedes è però terminato, speriamo che questo sia un “arrivederci” per appuntamenti futuri…

Anche la galleria Pista Mercedes Malmsheim non è stata pubblicata integralmente nel post. Vi invitiamo a sfogliarla completamente qui.

Foto Credit: Parte delle immagini delle gallerie di questo post ci sono state fornite dal fotografo ufficiale Mercedes-Benz.

Malmsheim MercedesMalmsheim MercedesMalmsheim MercedesMalmsheim Mercedes

Autoblog.it @ Mercedes-Benz Brand Workshop é stato pubblicato su Autoblog.it alle 16:00 di venerdì 22 luglio 2011.

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