Pd/ Cacciari: Il partito? Da nord a sud non esiste
Scritto da Gianluca il 22 Agosto 2008
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No, questo non è un post per appoggiare l’ennesima quanto inutile petizione online.
A dare il colpo finale alla credibilità di questo genere di iniziative è il grossolano errore che è possibile leggere nel testo della petizione stessa.
“Vittorio Emanuele di Savoia, 70 anni, figlio di Vittorio Emanuele III, ultimo re d’Italia dal 1900 al 1946, reclama 170 milioni di euro”
Forse chi ha scritto queste righe non sa di cosa parla, forse perchè a scuola non si riesce ad arrivare alla fine del “programma”.
Ebbene, bastava fare un minimo di ricerca, anche su Wikipedia, ma sono cose talmente note che il link è volutamente generico. In ogni modo:
Ecco però un aspetto curioso della vicenda Savoia, che forse non tutti conoscono.
La “successione al trono” (comunque priva di valore legale) di Vittorio Emanuele di Savoia è questione controversa e alcuni ritengono che si debba considerare il cugino Amedeo di Savoia Aosta il vero capo del casato. Da anni, infatti, sul punto si è aperta una disputa tra le varie famiglie nobili italiane. I pareri contrari si fondano sul matrimonio con Marina Ricolfi Doria (non nobile) mai riconosciuto da suo padre, Umberto II. Queste famiglie riconoscono come capo del casato Amedeo di Savoia, sposato con una principessa d’Orléans (matrimonio annullato dalla Sacra Rota nel 1987), e, per taluni, più consono a rappresentare la famiglia.
Questo ci porta alla conclusione che se anche i Savoia avessero ragione a chiedere i danni, Vittorio Emanuele e il figlio Emanuele Filiberto potrebbero non essere le persone alle quali lo Stato Italiano dovrebbe liquidare la cifra richiesta. In secondo luogo, probabilmente se la discendenza spettasse a Amedeo di Savoia Aosta anche il calcolo dei danni potrebbe essere diverso.
La mia modesta opinione, come già scritto, è che nel caso in cui fosse riconosciuto il danno ai Savoia, lo Stato dovrebbe far causa ai Savoia per i danni che hanno procurato agli italiani.
Sono tornati da poco, e già hanno pretese economiche. Non bruscolini. I Savoia chiedono 260 milioni di euro allo Stato italiano come risarcimento per i danni morali subìti in 54 anni di esilio: 170 milioni li vuole Vittorio Emanuele; 90 suo figlio Emanuele Filiberto. Ma non è tutto: oltre agli interessi sulle somme richieste, i Savoia vogliono anche la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana.
Dopo aver portato l’Italia al fascio ed allo sfascio, dopo vari scandali in stile vallettopoli, anzichè starsene belli tranquilli, avanzano richieste di denaro.
Questa cosa non piace neanche all’Unione Monarchica che dice:
Ancora una volta Vittorio Emanuele e Emanuele Filiberto, con l’iniziativa di richiedere un risarcimento allo Stato, per i modi e i tempi prescelti, hanno danneggiato l’immagine di Casa Savoia e la stessa causa monarchica offrendo, tra l’altro, il pretesto ai critici della Corona di scatenare un processo storico demagogico e di parte.
Mi spiace, ma questo non è un “pretesto” qualsiasi, ma un pretesto da ben 280 milioni di euro. Forse era meglio quando in Italia non ci potevano entrare. E non sono il solo a pensarla così:
I maschi Savoia di nuovo in esilio. Lo prevede un ddl costituzionale della Lega, depositato questa mattina a palazzo Madama dal coordinatore del Carroccio Roberto Calderoli nel quale si prevede l’abrogazione della legge costituzionale dell’ottobre 2002 che a sua volta abrogò le norme transitorie che stabilivano l’esilio dall’Italia dei maschi di casa Savoia.
Da qui la considerazione finale. Le colpe dei padri non possono ricadere sui figli. Allo stesso modo le colpe di chi ha deciso di esiliare i Savoia non possono ricadere sui figli. Se chiedono allo Stato Italiano i danni per i torti subiti, allora credo sia giusto chiedere alla Casa Savoia (o come si chiama) i danni per aver portato l’Italia alla distruzione quasi totale.
Solo 24 giorni per il nuovo simbolo del PD, e si vede.
La recensione più interessante l’ho letta qui, dove anche i commenti sono stati molto intriganti. Riporto il mio, così tanto per gradire.
“Siamo del PD, ma anche un po’ di Forza Italia”…. oppure siamo la novità, ma non troppo, oppure siamo del PD, ma anche un po’ dell’Ulivo…
E queste non sono neanche una battute, visto che lo stesso Veltroni ha avuto occasione di dire
“Si poteva stare nel Pci senza essere comunisti. Era possibile, è stato così”.
Oppure la storia frase detta da Fazio, dopo la quale si ebbe un bello scroscio di applausi:
Se sarò nuovamente sindaco di Roma nei prossimi cinque anni, considero che avrò concluso la mia esperienza politica. Non bisogna fare la politica a vita. Bisogna continuare a fare ciò in cui si crede facendo tante altre cose. Quando lo dico tutti mi guardano come pensando, questo vuole fare il furbacchione. Dite così ma non è vero. Ne parleremo tra cinque anni. E si vedrà se sarà vero o no.
Si può dire tutto ed il contrario di tutto, esattamente come nel nuovo simbolo.
Premesso che gli inglesi hanno ben altri problemi interni di cui occuparsi, ecco uno spietato quanto limpido ritratto fatto dal Times Online su un determinato punto della politica italiana: l’età anagrafica.
Tradotto più o meno fedelmente dall’originale:
Rispetto agli standard del G8, l’Italia è un paese strano. In parole povere, si tratta di una nazione di ottuagenari legislatori eletti da pensionati settantenni.
Romano Prodi, il 68enne Primo Ministro, ha messo ko il 71enne Silvio Berlusconi nelle ultime elezioni. Il Presidente Giorgio Napolitano, 82enne, ha ancora sei anni di mandato. Il suo predecessore (Scalfaro ndr) ne aveva 86 quando terminò l’incarico. Nel caso improbabile che l’Italia dichiarasse guerra, la decisione finale spetterebbe ad un capo di Stato che era quasi 20enne quando i tedeschi annunciarono la resa alla fine della Seconda guerra mondiale.
Detto questo, è anche vero che la Thatcher terminò il suo mandato a 65 anni e Winston Churchill ad 81. La Regina Elisabetta II oggi ha 81 anni e non intende abdicare in favore del figlio Carlo, 59enne.
Il Tempo rivela che la Gestimar srl, l’immobiliare della famiglia Grillo proprietaria di una decina di immobili in Liguria e in Sardegna (tre unità a Golfo Aranci, una casa a Porto Cervo e altri immobili civili e commerciali), si è avvalsa del condono tombale, per gli esercizi degli anni 2002 e 2003.
Del bilancio 2002 è citato anche il passaggio che riporta il ricorso alla sanatoria fiscale. «In considerazione della possibilità concessa dalla Legge finanziaria 2003 di definire la propria posizione fiscale con riferimento ai periodi di imposta dal 1997 al 2001 - scrive Il Tempo citando il documento della Gestimar -, fermo restando il convincimento circa la correttezza e la liceità dell’operato sinora seguito, si è ritenuto opportuno di avvalersi della fattispecie definitoria di cui all’articolo 9 della predetta legge».
Tanto per non dimenticare…
Da Asianews.it:
“Carissimi, le parole vengono meno. Queste foto di un monaco assassinato sono state prese in segreto in un obitorio. Pensate quanti molti altri hanno subito lo stesso destino. Vi prego, diffondete queste fotografie a più gente possibile, perché il mondo sappia che c’è bisogno di molto più che a semplice condanna di questi bastardi [della giunta]”.
Con queste parole di dolore e d’ira, attraverso esuli birmani, ci sono giunte le due foto che abbiamo deciso di pubblicare con un avvertimento: sono foto molto crude e violente, forse non adatte a tutti i lettori.
Ma esse sono le foto della vergogna:
1) Vergogna della giunta, che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di “riconciliarsi” con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Ma siccome le autorità dei monasteri hanno proibito ai loro bonzi di farlo, i militari hanno inscenato una farsa, con falsi monaci, per una falsa riconciliazione. La giunta cerca di far “comprendere” alle autorità buddiste la “necessità” della repressione. Ma queste foto accusano ogni buona intenzione ed esigono domanda di perdono e un cambiamento radicale nel Paese. Secondo fonti diplomatiche, questa nuova repressione del governo militare del Myanmar – che si definisce socialista e laico, ma cerca l’appoggio dei monaci per continuare il suo dominio – è costata a vita a centinaia di persone e l’arresto di oltre 6 mila.
2) Vergogna per noi, che al di là di qualche sussulto di scandalo verso le violenze dei militari, abbiamo pensato che in fondo si tratta solo della soppressione di alcune manifestazioni, quando invece si tratta di un sistema che uccide, ammazza, schiavizza una popolazione di quasi 50 milioni di persone.
3) Vergogna per l’Onu e la comunità internazionale, che non trova strumenti efficaci per garantire la democrazia a un popolo che l’ha scelta da tempo. Il problema è che si tratta con la giunta solo con il minuetto diplomatico, mentre occorre dare voce alla società civile mondiale per affrontare quella che è un’emergenza umanitaria. Occorre che la Croce Rossa internazionale possa andare in Myanmar a visitare le prigioni; che l’Ufficio Onu del lavoro visiti gli schiavi dei lavori forzati; che le Ong possano svolgere un lavoro a favore della popolazione impoverita dal dominio e dal commercio della giunta con Cina, India e Thailandia.
Papa Benedetto XVI ha chiesto a tutto il mondo di pregare per il popolo del Myanmar e per la “dolorosa prova” che sta attraversando, molto simile al martirio dei Santi Innocenti che, senza conoscerlo, hanno testimoniato per Cristo con il sangue, spazzati dalla furia del potere bestiale.
ATTENZIONE: LE FOTO SONO MOLTO CRUDE E FORSE NON ADATTE A TUTTO IL PUBBLICO.
Per vedere le foto cliccare qui
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Non è passata la risoluzione, promossa dagli Stati Uniti d’America e sostenuta dall’Unione Europea, che avrebbe dovuto colpire Myanmar sul piano delle sanzioni economiche. Cina e Russia, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, hanno fatto uso del proprio diritto di veto per bloccare la proposta. Alla fine il Consiglio ha deciso che verrà inviato un rappresentante del segretario generale dell’ONU, Ban Ki Moon: si tratta di Ibrahim Gambari. Secondo la risoluzione l’inviato dell’ONU dovrà incontrare i dirigenti del regime militare al potere in Myanmar ma anche i leader dell’opposizione, come il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, e delle minoranze etniche.
Cina e Russia intrattengono forti relazioni economiche con Myanmar, ed un eventuale embargo imposto a livello internazionale avrebbe interrotto tali relazioni.
La sentenza è ormai definitiva, Salvatore Mannino, titolare di un´impresa di pompe funebri di Palermo, condannato a 6 anni per omicidio preterintenzionale, beneficerà dell´indulto.
Nell´ottobre del 2004, Mannino insieme al figlio Natale, venne accusato di aver aggredito e massacrato di botte fino ad ucciderlo, Simone La Mantia, 37 anni, colpevole di aver graffiato involontariamente l´auto durante una manovra errata di posteggio. L´aggressione finita in tragedia avvenne davanti agli occhi della moglie e di uno dei 4 figli. Il gup di Palermo, Maria Elena Gamberini, assolse il figlio, ma condannò Salvatore Mannino alla reclusione.
La concessione dell´indulto riduce adesso la pena a 3 anni e permetterà all´imputato, oramai ultrasettantenne di ottenere quasi certamente gli arresti domiciliari proprio per l´età avanzata. Quindi, non tornerà più in carcere.
Arrestato perché faceva troppe domande al senatore John Kerry e poi immobilizzato con una pistola elettrica.
Ma John Kerry non era il candidato paladino delle libertà, come qualcuno voleva farci credere in Italia? Il ragazzo del filmato ha osato fare domande scomode ed ha ricevuto questo trattamento.
Da notare che Kerry è un candidato sconfitto: cosa sarebbe accaduto se fosse stato eletto a Presidente?
P.S.
Le domande: “Perché non ha chiesto l’impeachment di Bush?” “Ha mai fatto parte della società segreta Skull & Bones?” (ispirata a rituali massonici).
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