09:04 E’ MORTO GIOVANNI AGNELLI

Torino, 24 gen. (Adnkronos) – Giovanni Agnelli, il simbolo di quasi un secolo di storia italiana non c’e’ piu’. L’ufficiale gentiluomo, l’erede e proprietario della maggiore industria italiana e’ scomparso a 81 anni. Esponente piu’ illustre del ‘piccolo mondo antico’ che poco ama i ‘capitani coraggiosi’ del nuovo mondo industriale e finanziario, Giovanni Agnelli era nato a Torino il 12 marzo 1921. Figlio di Edoardo, tragicamente morto in un incidente aereo nel 1935, l’Avvocato, il soprannone con cui Giovanni Agnelli era entrato a far parte dell’immaginario collettivo, aveva preso le redini dell’azienda di famiglia nel 1966, a 45 anni: a passargli il testimone era stato Vittorio Valletta, che aveva guidato la Fiat nel ventennio precedente. E saldamente in testa all’azienda, anche se dal ’96 come presidente onorario, Giovanni Agnelli e’ rimasto per oltre un trentennio, un periodo in cui le vicende dell’azienda automobilistica si sono intrecciate con le grandi svolte sociali del Paese.

Quando l’Avvocato prese il timone della Fiat, di cui era vicepresidente dal ’43, erano gli anni del boom economico, da tempo era finita l’era difficile del dopoguerra e gli italiani impazzivano per la ‘600. Ma erano anche gli anni in cui stava per cominciare l’era del Movimento studentesco e delle grandi lotte operaie che nel ’68 sfociarono nell’Autunno caldo. La Fiat allora stava espandendosi per la prima volta oltre i confini nazionali e gli scioperi, l’assenteismo, i boicottaggi di quegli anni ebbero sull’azienda effetti disastrosi. Fu allora che Agnelli cambio’ ruolo. Nel ’74 venne eletto presidente della Confindustria e scese a patti con i sindacati siglando, insieme all’allora segretario generale della Cgil, Luciano Lama, l’intesa per il punto unico di contingenza. Ma la pace duro’ poco: sono gli anni del terrorismo, delle crisi petrolifere, e la Fiat e’ nell’occhio del ciclone. L’Avvocato cerco’ di mantenere stabile il gruppo, sposto’ il timone in direzione sud, Nascono Cassino, Sulmona, Bari e Termoli, segui’ i consigli di Mediobanca e nel ’76 permise al colonnello Gheddafi di entrare nel capitale sociale del gruppo attraverso la Lafico a cui fu ceduto il 10%, quota salita poi al 15% e riacquistata solo 10 anni piu’ tardi. Ma non e’ finita: arriva il 1980, l’anno dei 61 licenziamenti alla Fiat. Il sindacato reagi’ con l’occupazione di Mirafiori per trentacinque giorni a cui l’azienda rispose con la marcia dei Quarantamila. Protagonista di quel periodo fu Cesare Romiti,a cui pochi anni prima Agnelli aveva delegato la direzione del gruppo.

Affiancato da Romiti, Agnelli rilancio’ la Fiat in campo internazionale trasformandola in pochi anni in una holding con ramificazioni nel campo dell’editoria e delle assicurazioni. E mentre il gruppo non e’ piu’ solo auto, ma un colosso globale che va a gonfie vele, l’Avvocato divenne sempre piu’ un personaggio nazionale. Da punto di riferimento costante dell’azienda, divenne punto di riferimento anche oltre i confini italiani e dell’economia: leader naturale per indiscusso carisma, universalmente sinonimo di eleganza e charme, ricevette la nomina di senatore a vita, a sancire il ruolo fondamentale che svolse nel Paese. Intanto, mentre l’Avvocato si trasformo’ in un anziano signore, saggio e ironico, dalla battuta sempre pronta, la Fiat cambio’ ancora una volta volto allargandosi in Europa e nel resto del mondo con intese e accordi internazionali culminati nella grande alleanza tra Fiat auto e Gm.

Anche allora l’Avvocato scese in campo in prima persona, per perseguire due obiettivi che amava ripetere: mantenere l’indipendenza della Fiat e trovare un socio forte al quale cedette il 20% dell’auto. Una scelta, allora dissero in molti, fatta a malincuore tanto che se gli si chiedeva che cosa rappresentava la sua famiglia nella vicenda italiana, Agnelli era solito rispondere ”la promozione dell’industria dell’automobile”. Fu lui a designare, dopo la morte del nipote prediletto, Giovanni Alberto nel dicembre ’97, il nipote John Elkann alla guida del gruppo, ricalcando una staffetta dei lontani anni ’50 quando il nonno dell’Avvocato, fondatore della Fiat, designo’ il nipote Giovanni come suo successore. La sua ultima battaglia fu Montedison: in guerra con Mediobanca con cui i rapporti da tempo si erano raffreddati, si alleo’ con i francesi di Edf e lancio’ un’Opa per il controllo del colosso elettrico italiano. Per qualcuno fu la risposta di Torino al siluramento di Callieri alla presidenza di Confindustria, per altri la riconquista di un ruolo centrale nel capitalismo italiano ed europeo. Nasce cosi’ Italenergia che viene subito ‘affossata’ dai debiti, suoi e della Fiat. La parola passa cosi’ alle banche ma anche ai sempre piu’ forti francesi di Edf. Il suo futuro e’ legato ora a una grande scelta che non sara’ l’Avvocato a fare: conservare l’auto o l’energia? Ora il ‘re laico’ se n’e’ andato, e forse aveva ragione chi come Montanelli ebbe occasione di scrivere ”morto un Papa, si sa, se ne fa un altro. Ma, morto un re, se ne perde lo stampo”.

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