Glogger (Google+Blogger)

La notizia dell’acquisto di Blogger da parte di Google è rimbalzata con estrema rapidità in tutta la blogosfera, e i commenti – anche fra i blog italici – sono talmente numerosi da scoraggiare qualsiasi tentativo di elenco. Mi limito a rinviare a questo articolo di Dan Gillmor i lettori che non sapessero nulla dell’argomento, e a una versione modificata dello stesso articolo (integrata da numerosi link) chi desiderasse qualche informazione in più

Provo a mettere insieme qualche considerazione non troppo originale (in una forma o nell’altra, molte fra le considerazioni che seguono le hanno fatte in tanti):

   * grazie ai server Google, Blogger (auspicabilmente) funzionerà meglio;
   * Google inventerà sicuramente sistemi creativi per favorire l’uso delle proprie API da parte dei weblog su Blogger;
   * a meno di non modificare le politiche fin qui seguitre da Blogger, dato che Blogger Pro è a pagamento, attraverso questa acquisizione Google entra nel mercato dei servizi a pagamento (lo dicono in tanti, ma non è proprio vero: servizi a pagamento Google ne offriva già, anche se certo quelli di Blogger sono servizi di altro genere);
   * Google controllerà direttamente una buona fetta dei contenuti più dinamici del web, garantendosi un vantaggio competitivo sugli altri motori di ricerca in termini di aggiornamento degli indici; inoltre, i weblog sono particolarmente ricchi di link, e sono dunque preziosi dal punto di vista di un motore di ricerca;
   * Google News potrebbe integrare (o essere affiancato da) un sistema di rilevamento veloce delle ‘breaking news’ in circolazione nella blogosfera (la blogosfera si è già rivelata – fin dall’11 settembre, quando era ancora in fasce – un ambiente nel quale le breaking news si diffondono con estrema rapidità e in maniera ‘intelligente’, favorendo la propagazione dei link alle fonti informative più utili, più ricche, più originali);
   * le citazioni di una pagina o di una notizia all’interno della blogosfera possono aiutare Google a valutarne il rank (aspettiamoci in questo caso un’ulteriore scivolamento del concetto di ‘page rank’ da misura di autorevolezza a misura di popolarità di una pagina);
   * servizi come Blogdex, Blogging Ecosystem, Daypop, Popdex, Organica, Technorati ecc. dovranno affrontare la concorrenza diretta di Google, che probabilmente troverà interessante sviluppare (magari attraverso qualche nuova acquisizione?) strumenti di questo tipo. Pochi sopravviveranno.

Per capire l’interesse e la possibile portata dell’operazione occorre però a mio avviso tener presenti anche tre considerazioni più generali:

   * i servizi weblog possono servire a molto più che a gestire siti personali o blogzine ad aggiornamento periodico: possono essere integrati (e saranno sempre più spesso integrati) in siti commerciali, giornalistici, educativi, di comunità. Una posizione di leadership nell’erogazione di tali servizi può offrire un discreto cavallo di Troia…
   * nel mondo weblog e attorno al mondo weblog stanno crescendo alcune fra le tecnologie più interessanti di creazione automatica, gestione e valorizzazione dei link, nonché di integrazione e indicizzazione trasversale delle risorse informative: basti pensare a meccanismi come trackback, permalink, blogroller, feed RSS e aggregatori, estrazione automatica e aggregazione di commenti su libri, dischi, film…; e in prospettiva – qualcosa c’è già – sistemi trasversali (cross-weblog) di trail e di commenti, indicizzazione semantica dei post attraverso sistemi di metadati, sistemi di filtraggio collaborativo, ecc. In buona sostanza: il mondo dei weblog – per un’azienda impegnata a fornire al massimo livello strumenti di indicizzazione e metaorganizzazione di contenuti informativi – si propone insieme come un’enorme laboratorio di sperimentazione e ricerca, e come una frontiera da presidiare con particolare attenzione. Onore al merito, quelli di Google hanno saputo accorgersene;
   * e tuttavia, un passo dopo l’altro (da questo punto di vista l’acquisizione di Blogger è solo uno dei molti fattori da tener presenti), nonostante tutti i suoi meriti, Google rischia di diventare il nodo centrale di controllo e gestione dei contenuti di rete. Potrebbe così – in maniera diversa dalla Microsoft e in un certo senso più subdola – scivolare verso un ruolo da potenziale Grande fratello (in questo caso, un Grande fratello che non si limita a leggere – e indicizzare – i nostri diari, ma li conserva pure…)

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