«In Iraq per 240 chilometri, presi 2000 prigionieri»

Usa: «Avanziamo a velocità impressionante»
Il generale Stanley McChrystal traccia il bilancio del conflitto: gli alleati penetrati in Iraq per 240 chilometri. 2000 prigionieri

WASHINGTON – «Siamo penetrati in Iraq per 240 chilometri verso nord. Avanziamo. Il crollo del regime iracheno è solo questione di tempo». E’ con queste parole il Pentagono snocciola certezze. E diffonde i dati della sua vittoria schiacciante sul campo: fra i 1500 e i 200 prigionieri catturati finora, oltre 1.000 sortite aeree, 500 missili Tomahawks lanciati, altri 100 missili Cruise, diverse centinaia di bombe sganciate dagli aerei e poi quei 150 miglia (240 chilometri, appunto) di avanzamento verso nord. Tutto questo e molto di più ha spiegato da Washington Victoria Clarke, la portavoce del Pentagono.

I PRIGIONIERI – Il dato dei prigionieri di guerra iracheno è stato confermato dal generale Stanley McChrystal. L’affermazione di McChrystal che parla di un massimo di duemila prigionieri lascia indeterminata la sorte degli 8.000 uomini della 51.a divisione la cui resa di massa è stata annunciata venerdì: può darsi che, come ipotizzato, siano stati lasciati liberi dopo essere stati disarmati, ma la circostanza non è stata confermata.
Lo stesso Stanley McChristal ha spiegato: «Abbiamo ancora molta strada da fare prima di ottenere la vittoria finale. Molti soldati iracheni si stanno arrendendo o stanno abbandonando le loro unità, ma abbiamo ancora di fronte forze significative. Inoltre, la Guardia Repubblicana di Saddam Hussein potrebbe combattere duramente». Un messaggio di cautela, quello del generale. Che però ha sottolineato che «sembra ci sia confusione nel comando iracheno», un elemento che faciliterebbe la resa delle truppe di Baghdad.

IMPATTO DEVASTANTE – Victoria Clarke ha definito «devastante» l’impatto degli attacchi della coalizione e «considerevoli» i risultati finora raggiunti. «Ci muoviamo con velocità impressionante», ha aggiunto il generale Stanley McChrystal.
La Clarke ha messo in guardia sul fatto che la situazione in Iraq resta «fluida» e pericolosa. Nè la Clarke nè il generale McChrystal hanno dato più informazioni operative di quelle fornite, nel suo briefing in Qatar, dal generale Tommy Franks, comandante della campagna «Libertà per l’Iraq». La portavoce del Pentagono ha più volte ribadito che «l’esito della campagna non è dubbio: il regime di Baghdad sarà rovesciato».

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