Diffuse oggi da Al Jazira le immagini della prigioniera americana

Donne marine per la prima volta al fronte
Aumenta l’impegno delle soldatesse rispetto alla Guerra del Golfo del ’91. In quel caso, furono 5 le vittime femminili
WASHINGTON – Combattono in prima linea e anche loro, come dimostra il caso della prigioniera caduta nelle mani degli iracheni, corrono gli stessi rischi dei colleghi uomini. Sono le soldatesse americane, impegnate al fronte contro il regime di Saddam Hussein.

DONNE AL FRONTE – Proprio le immagini mostrate dalla tv del Qatar Al Jazira della soldatessa statunitense catturata fanno tornare d’attualità il tema dell’impegno delle militari impiegate in prima linea. Nel ’91, durante la prima guerra del Golfo, furono cinque le soldatesse uccise e due quelle catturate dagli iracheni. Oggi, il loro impegno si è fatto più consistente rispetto a dodici anni fa. Delle 200 mila soldatesse americane in divisa, parecchie trovano posto nelle unitá ultratecnologiche incaricate di prevenire attacchi chimici, nei trasporti, nelle comunicazioni e perfino sui caccia. Il 91 per cento delle cariche all’interno delle Forze armate Usa possono essere ricoperte, indifferentemente, da uomini e donne. Percentuale che sale fino al 99% in Aviazione o Marina (resta off-limits per le donne l’ingresso in reparti d’elite, come gli incursori).

INTEGRAZIONE – Negli ultimi anni il Congresso si è dovuto arrendere di fronte all’evidenza: le donne che volevano intraprendere la carriera militare erano sempre di più. La discriminazione ha dovuto fare largo all’integrazione, a cominciare dall’abolizione nel 1992 della regola che non permetteva alle donne di essere in prima linea. Oggi, in un conflitto che ha già registrato le prime perdite tra gli alleati, il loro impegno al fronte è sottoposto alla prova più dura.

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