Gli esiti della guerra dipendono dalla rapidità dell’avanzata

Bagdad, conto alla rovescia per la battaglia finale
Primi raid aerei contro le difese irachene. Gli alleati corrono verso la capitale per conquistarla e decapitare il regime

WASHINGTON – Le avanguardie delle forze angloamericane si avvicinano a grandi passi verso l’obiettivo strategico di questa guerra: Bagdad. Ora si troverebbero a soli cento chilometri dalla città più importante dell’Iraq, a 48 ore dunque dal raggiungerla. È dunque iniziata quella che si preannuncia come la fase più difficile della campagna militare dopo i primi giorni che hanno comunque impegnato duramente le forze alleate nel sud del Paese con continue imboscate, battaglie e perdite di uomini e mezzi. Blair è apparso deciso in Parlamento: è vitale per noi, ha detto il premier britannico, arrivare in fretta a Bagdad. Per fare crollare il regime e quindi riuscire a ottenere quello che finora è accaduto solo in parte: la resa degli iracheni. Gli ha fatto eco dal Qatar il generale Tommy Franks, comandante in capo delle forze angloamericane, che si è mostrato ottimsita: «E’ dura, lo sapevamo, ma raggiungeremo i nostro obiettivi», ha detto.

IL RAIS IN TELEVISIONE – Saddam, tornato in Tv, ha però scompaginato le carte, mostrando di avere ancora in pugno il Paese. La Guardia repubblicana, saldamente intatta a difesa di Bagdad, secondo quanto riferito dagli stessi ufficiali americani, promette di battersi senza risparmio. Inoltre, l’Iraq sarebbe ancora in grado di sparare missili terra-aria, la maggior parte dell’artiglieria antiaerea non ha subito danni e sono funzionanti le difese antiaeree a Bagdad e intorno alla capitale.

L’ATTACCO DEGLI ELICOTTERI – Le ondate d’attacco degli elicotteri Apache contro la divisione Medina della Guardia repubblicana, una delle unità d’elite dell’esercito iracheno poste a difesa della capitale, segnano l’inizio della battaglia per la capitale. Lo suggeriscono le fonti del Pentagono dopo avere confermato che un Apache manca all’appello e che i due piloti sono dispersi. Le fonti del Pentagono indicano, inoltre, che l’attacco a Bagdad deve essere preparato dall’«ammorbidimento» delle linee fortificate della Guardia repubblicana. Anche per questo, domenica, sono stati attaccati obiettivi a nord e a ovest della capitale, centri di comunicazione, centri di comando e unità di comando.

MISSILI SCUD – Inoltre, le forze della coalizione stanno cercando di neutralizzare, nell’Iraq occidentale, le rampe di lancio degli Scud utilizzate nella Guerra del Golfo del 1991 contro Israele: hanno occupato due aeroporti, almeno uno dei quali sarebbe saldamente nelle loro mani. Una delle preoccupazioni è anche quella di evitare contrattacchi iracheni con armi bio-chimiche. Per questo la campagna di terra prevede la ricerca ed, eventualmente, la neutralizzazione di centri di produzione e di depositi di armi di sterminio. Questo potrà rallentare l’avanzata? La rapidità con cui Bagdad sarà raggiunta e conquistata è strategica per le forze alleate: tanto da potere influenzare gli esiti di tutta la guerra.

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