Rumsfeld: «Nessun cambio di strategia. Era già tutto previsto»

«Entro un mese altri 100 mila soldati nel Golfo»
Il Pentagono annuncia i rinforzi in Iraq: un’avanguardia è già partita per una destinazione sconosciuta della regione

WASHINGTON – Si cambia strategia. Tramontata definitivamente l’idea di una guerra veloce e «leggera» (quanto a numero di uomini e mezzi impegnati), la svolta del dopo vertice Bush-Blair sembra indicare la via di una escalation militare, che porterà in breve tempo a un consistente aumento del contingente militare in Iraq. La Casa Bianca decide di accontentare i generali, preoccupati delle difficoltà operative incontrate nella prima settimana di guerra, e dà il via libera e all’invio di nuove forze militari in Iraq. Il Pentagono comunica che entro un mese saranno dislocati nel Golfo altri 100 mila soldati americani, oltre ai 20mila della Quarta divisione di fanteria già in partenza. Una prima avanguardia di questo reparto poche ore fa ha lasciato gli Stati Uniti per una imprecisata destinazione della regione. Oltre ai fanti della Quarta divisione sarebbero già pronti a partire per il Golfo 100 mila uomini delle forze di terra.

LE FORZE IN CAMPO – Attualmente sono sul fronte di guerra 125 mila soldati, di cui 25 mila inglesi. «Non ci sono stati cambiamenti di strategia per le difficoltà incontrate sul terreno» precisa il segretario della Difesa Donald Rumsfeld. «L’arrivo di nuove truppe avviene nel tempo, come era stato pianificato dal generale Franks – spiega – . E arrivano 2-3000 soldati in più ogni giorno». Il ministro della Difesa cerca di minimizzare, ma pare evidente che l’invio di altri 120 mila uomini è una svolta decisa, che avvicina il piano operativo a quello inizialmente chiesto dal generale Franks ma rifiutato da Rumsfeld.

I VERTICI MILITARI – Il presidente iracheno Saddam Hussein, quindi, si sta dimostrando una preda più difficile di quanto si pensasse inizialmente: ne sono convinti i vertici militari americani, che non esitano ormai a prospettare un conflitto lungo e cruento in Iraq. E non è un caso che nelle ultime ore sia il presidente George Bush sia il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld hanno ricordato agli americani che la guerra richiederà tempo. «Ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma alla fine vinceremo» ha detto Bush, aggiungendo che le forze alleate si apprestano ad ingaggiare battaglia «con le unità più forti e più disperate» di Saddam Hussein. Mentre il segretario alla Difesa Rumsfeld ha ricordato che il conflitto rischia di diventare più pericoloso man mano che i militari si avvicinano a Baghdad.

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