Piazze piene e idee vuote

Vorremmo sapere, ad esempio, perché le Regioni in cui la spesa sanitaria è minore sono spesso quelle in cui i cittadini sono meglio trattati. Vorremmo conoscere i motivi per cui a spese particolarmente elevate corrisponda una cronica mancanza di servizi essenziali.

Corriere

La farsa del voto italiano all’estero

Sul blog “La ragioni.it”, espressioni del mensile di Emanuele Macaluso Le ragioni del socialismo, così Enrico Antonioni descrive il sistema di voto: «Il voto per posta, previsto per gli italiani all’estero in occasione delle elezioni per il Parlamento, non assicura né la segretezza, né l’unicità, né la libertà di voto. Infatti nessuno vieta che una volta ricevuti i plichi con le schede possano essere organizzati riunioni di famiglia, di condominio, di quartiere o di clan per la votazione collettiva delle schede. Riunioni alle quali, in moltissime circostanze, molti elettori non avrebbero la forza di sottrarsi. O peggio ancora, nessuno è in grado di impedire che clan malavitosi (dotati di argomenti “molto persuasivi”) possano passare a raccogliere i plichi o di documenti che occorrono e poi provvedere a esprimere il consenso per chi è più utile alle loro attività criminali». Proseguiamo la lettura del diario dei due malavitosi inviati in Germania a raccogliere voti per Di Girolamo: «Ogni giorno noi facciamo 400, 500 chilometri in macchina. Perché qui la realtà è suddivisa, frazionata in tutti i paesini, gli italiani stanno… Adesso siamo andati al Nord, mo’ stiamo a ritorna’ al Sud, poi andiamo a Ovest, poi torniamo a Est… Stanno scendendo da tutta la provincia di Stoccarda, stanno venendo da Francoforte. Abbiamo fatto un punto di raccolta qui al club dell’Inter…». Di Girolamo si congratula con il boss dicendogli: «Abbiamo fatto un’operazione strepitosa» e aggiunge: «Il più grosso risultato che il centrodestra abbia avuto, sono stato eletto con 24mila voti. Un plebiscito».

Non è purtroppo un caso isolato. In qualunque parte del mondo si sia votato sono state segnalate irregolarità, candidati fantasma eletti a sorpresa, voti in soprannumero, intromissione di mafie e società criminali. La legge sul voto degli italiani all’estero è abbastanza giovane. Fu approvata nel dicembre del 2001 e promulgata a febbraio dell’anno dopo. È stato il frutto di una lunga battaglia che ebbe come suo alfiere il senatore ex missino Mirko Tremaglia ma che alla fine conquistò quasi l’intero Parlamento. Vennero create le circoscrizioni estere. Si stabilì una modalità di voto abbastanza eccentrica perché per posta i cittadini italiani ricevevano il certificato e spedivano, sempre per posta, il proprio voto. A differenza della legge vigente in Italia, si esprimeva il voto di preferenza che mobilitò immediatamente i clan. Nessuno sollevò dubbi di costituzionalità su un meccanismo di voto che con tutta evidenza contraddiceva alle regole elementari di segretezza e non metteva a riparo da brogli di vario tipo. Tutti i cittadini che possedevano un passaporto italiano, anche se privi di rapporti con la madrepatria, potevano esercitare il diritto di voto e influire sul governo del Paese. I figli di Lula, presidente del Brasile, dalla madre italiana, pur conoscendo neppure la lingua del nostro Paese, hanno ricevuto il diritto di esprimere il voto per definire il nostro quadro politico.

Questo blocco di voti si rivelò immediatamente decisivo per creare o far cadere maggioranze, basti pensare al caso del senatore Luigi Pallaro che fece dannare il governo Prodi. Immediatamente fiutò l’affare l’ex dipietrista e poi forzista senatore Sergio De Gregorio che fondò con Di Girolamo l’associazione “Italiani nel mondo” per dare continuità a questa operazione di rastrellamento di consensi dei nostri concittadini all’estero.

Se le intenzioni del legislatore erano buone, il risultato è stato pessimo. I parlamentari delle circoscrizioni estere non si sono rivelati, malgrado la buona volontà di molti di loro, un punto di raccordo effettivo fra le nostre comunità e la madrepatria. Né si è mai capito il senso di questa estensione del diritto di voto. Spesso parliamo di concittadini che sono all’estero da una vita, o che sono nati in Paesi stranieri che svolgono laggiù la loro vita e nulla conoscono delle dinamiche politiche italiane. È del tutto evidente che diventano così preda di associazioni particolarmente aggressive, spesso create ad hoc, e in alcuni casi anche di clan malavitosi. Viviamo in un Paese che non riconosce il diritto al voto a cittadini che pur essendo nati altrove risiedono da tantissimo tempo nelle nostre città e affidiamo il formarsi delle maggioranze parlamentari a degli estranei che spesso neppure parlano la nostra lingua ma hanno lontane ascendenze italiane.

Forse è arrivato il momento di riconoscere che la riforma è fallita, non solo perché è stata una riforma fatta male, ma perché rispondeva male a una domanda di vicinanza fra l’Italia e le comunità di italiani all’estero. Forse bisogna fare di più, mandare più cultura piuttosto che affidare il compito di rappresentanza dell’Italia al “sor Giovanni” della cosca malavitosa di un paesino della Calabria in grado di far eleggere un senatore che poi finisce nei faldoni di un palazzo di giustizia.

Peppino Calderola

Chiamparino e le nozze gay

Dal Corriere:

«Non posso sposarvi perché la legge italiana non lo consente – ha detto loro Chiamparino – ma ho voluto presenziare questa bella cerimonia augurandomi che la mia presenza possa servire a far dire a tutti che siete cittadini di serie A, come tutti noi»

Tradotto in italiano corrente: siccome siamo sotto elezioni, e voglio tenere il piede in due scarpe, non posso rischiare denunce o condanne ma voglio essere simpatico ai gay. Quindi presenzio al finto matrimonio. Da notare il “siete cittadini di serie A, come tutti noi”, anzichè un più decoroso “siamo tutti cittadini di serie A”.

A questa comparsata elettorale di Chiamparino abbocca tale Agostino Ghiglia del Pdl: «È irresponsabile che un uomo delle istituzioni come il sindaco Chiamparino celebri l’unione tra due donne lesbiche quando l’atto non avrà un valore formale, ma solamente propagandistico. Un tema così delicato come quello dei diritti-doveri nelle coppie di fatto, soprattutto se omosessuali, andrebbe affrontato con serietà, sobrietà, equilibrio»

Amen.

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