Rumsfeld: «Nessun cambio di strategia. Era già tutto previsto»

«Entro un mese altri 100 mila soldati nel Golfo»
Il Pentagono annuncia i rinforzi in Iraq: un’avanguardia è già partita per una destinazione sconosciuta della regione

WASHINGTON – Si cambia strategia. Tramontata definitivamente l’idea di una guerra veloce e «leggera» (quanto a numero di uomini e mezzi impegnati), la svolta del dopo vertice Bush-Blair sembra indicare la via di una escalation militare, che porterà in breve tempo a un consistente aumento del contingente militare in Iraq. La Casa Bianca decide di accontentare i generali, preoccupati delle difficoltà operative incontrate nella prima settimana di guerra, e dà il via libera e all’invio di nuove forze militari in Iraq. Il Pentagono comunica che entro un mese saranno dislocati nel Golfo altri 100 mila soldati americani, oltre ai 20mila della Quarta divisione di fanteria già in partenza. Una prima avanguardia di questo reparto poche ore fa ha lasciato gli Stati Uniti per una imprecisata destinazione della regione. Oltre ai fanti della Quarta divisione sarebbero già pronti a partire per il Golfo 100 mila uomini delle forze di terra.

LE FORZE IN CAMPO – Attualmente sono sul fronte di guerra 125 mila soldati, di cui 25 mila inglesi. «Non ci sono stati cambiamenti di strategia per le difficoltà incontrate sul terreno» precisa il segretario della Difesa Donald Rumsfeld. «L’arrivo di nuove truppe avviene nel tempo, come era stato pianificato dal generale Franks – spiega – . E arrivano 2-3000 soldati in più ogni giorno». Il ministro della Difesa cerca di minimizzare, ma pare evidente che l’invio di altri 120 mila uomini è una svolta decisa, che avvicina il piano operativo a quello inizialmente chiesto dal generale Franks ma rifiutato da Rumsfeld.

I VERTICI MILITARI – Il presidente iracheno Saddam Hussein, quindi, si sta dimostrando una preda più difficile di quanto si pensasse inizialmente: ne sono convinti i vertici militari americani, che non esitano ormai a prospettare un conflitto lungo e cruento in Iraq. E non è un caso che nelle ultime ore sia il presidente George Bush sia il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld hanno ricordato agli americani che la guerra richiederà tempo. «Ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma alla fine vinceremo» ha detto Bush, aggiungendo che le forze alleate si apprestano ad ingaggiare battaglia «con le unità più forti e più disperate» di Saddam Hussein. Mentre il segretario alla Difesa Rumsfeld ha ricordato che il conflitto rischia di diventare più pericoloso man mano che i militari si avvicinano a Baghdad.

Conferenza stampa del ministro della Difesa iracheno

«Bagdad sarà circondata entro dieci giorni»
Secondo Sultan Hachem Hamed le truppe angloamericane saranno presto in posizione. «Ma la capitale è imprendibile»

BAGDAD – È molto probabile che le truppe angloamericane arrivino a circondare Bagdad tra cinque-dieci giorni. Lo ha detto il ministro della Difesa iracheno Sultan Hachem Hamed in una conferenza stampa nella capitale irachena. Il ministro della Difesa iracheno ha aggiunto che Bagdad è comunque «imprendibile». Al momento, secondo quanto ha affermato, gli angloamericani sono a 140 chilometri dalla capitale.

Il ministro della Difesa britannico: «Abbiamo le prove»

Hoon: «L’Iraq pronto a usare armi chimiche»
«I nostri soldati hanno fatto scoperte significative». «Non ci fermeremo fino a che Saddam non avrà abbandonato il potere»

LONDRA – L’Iraq è pronto a usare armi chimiche e batteriologiche. Ne è certo il ministro della Difesa britannico Geoff Hoon, secondo cui gli alleati «hanno prove del fatto che gli iracheni sono disposti a usare armi di sterminio». A dare ulteriormente corpo a un sospetto che gli angloamericani hanno avuto fin dalla preparazione dell’invasione è stato il ritrovamento ieri, vicino a Nassiriya, di tremila tute di protezione da agenti chimici. Per Londra non è una prova «decisiva», ma certo «significativa» delle intenzioni di Saddam Hussein. Il ministro ha inoltre messo in dubbio che a causare la morte di 15 persone al mercato di Bagdad sia stato un missile degli Alleati, sottolineando che il mercato «non è mai stato un obiettivo».

PRIGIONIERI – «Abbiamo anche appreso dai prigionieri di guerra iracheni che è stata consegnata alle divisioni meridionali attrezzatura di protezione», ha rivelato ancora il ministro, «le forze britanniche hanno effettuato scoperte significative, negli ultimi giorni, che dimostrano categoricamente che le truppe irachene sono pronte a usare queste terribili armi». Hoon, però, è certo che alla fine sarà la coalizione ad avere la meglio. «La campagna procede come previsto, siamo solo all’ottavo giorno», ha detto. «Tutti vogliamo che il conflitto finisca presto», ha aggiunto, ma «non ci fermeremo fino a quando Saddam Hussein e il suo spaventoso regime non avranno abbandonato il potere e l’arsenale di sterminio che possiedono non sarà stato smantellato»

Sarebbero centinaia i morti nell’area vicino a Kirkuk

Bbc: truppe irachene massacrano civili curdi
Secondo la tv britannica le truppe di Bagdad in ritirata avrebbero trucidato gli abitanti di un villaggio nella zona
KIRKUK (IRAQ) – Le forze del regime iracheno, mentre si ritiravano da Kirkuk, avrebbero massacrato centinaia di civili in una piccola comunità situata nella zona della città del nord, nel Kurdistan iracheno. Lo ha riferito un inviato della Bbc.

Appartengono alla divisione di stanza alla caserma di Vicenza

Mille paracadutisti Usa aprono il fronte nel Nord
Sono uomini delle forze speciali, atterrati in territorio curdo. Cargo americani atterrano 150 chilometri più a nord

KUWAIT CITY – Si sta per aprire in modo deciso anche il fronte nord della guerra in Iraq. Mille paracadutisti americani si sono lanciati in una zona del Kurdistan, nell’Iraq settentrionale in località Harir, dove si trova una pista di atterraggio che servirà come testa di ponte per aprire il fronte del Nord. Si tratta di uomini delle forze speciali cheappartengono alla 173esima divisione aerotrasportata, riattivata nel giugno del 2000, normalmente di stanza alla caserma Ederle a Vicenza. Proprio l’altro giorno il ministro degli Esteri, Franco Frattini, era stato sollecitato dall’opposizione a render conto delle indiscrezioni in merito a paracadutisti americani in partenza da basi italiane per l’Iraq. Quello odierno nel Nord dell’Iraq è stato uno dei più massicci lanci di paracadutisti americani nella storia recente. Nei piani di guerra originari, l’avamposto sarebbe dovuto essere aperto dalla Quarta divisione di fanteria, scendendo sull’Iraq, via terra, dalla Turchia. Ma il parlamento turco ha negato agli Usa l’uso delle sue basi per l’invasione. La pista dovrebbe servire per far arrivare altre truppe, carri armati e blindati, come confermato dal comando alleato in Qatar, che parla di un “massiccio flusso” di forze americane in arrivo attraverso quel canale.
Numerosi aerei cargo militari americani sono infatti atterrati la mattina di giovedì prima dell’alba nella località di Bakrajo, 150 km
a nord della regione in cui si trova l’aeroporto di Harir, nel quale la notte scorsa sono stati paracadutati in soldati Usa. Tale pista è stata attivata dagli uomini della filoamericana Unione patriottica del Kurdistan (Upk).

CONTRO SADDAM E AL QAEDA – La missione principale della 173ma divisione aviotrasportata è verosimilmente l’attacco alle località strategiche di Mosul e Kirkuk, da tempo sottoposte a bombardamento per ridurne le difese. Un altro obiettivo chiave nell’Iraq settentrionale è Tikrit, la città natale di Saddam Hussein. Buona parte della divisione Adnan della Guardia repubblicana, prima dello scoppio del conflitto, era stata rischierata dall’area di Mosul a difesa di Tikrit. Un altro compito importante che verrà affidato al contingente di stanza a Vicenza potrebbe essere quello di mantenere la sicurezza nell’Iraq settentrionale, controllato da due fazioni curde semi-autonome, spesso in conflitto fra loro, e in cui agiscono anche diverse organizzazioni militanti islamiche. Nei giorni scorsi, centinaia di missili da crociera Tomahawk hanno martellato i rifugi dell’organizzazione Ansal al-Islam, legata alla rete terroristica Al Qaeda di Osama bin Laden.

Da Bagdad è uscita una divisione della Guardia Repubblicana

A Bassora distrutta colonna irachena
Un centinaio di mezzi corrazzati, usciti dalla città, sono stati attaccati dall’aviazione angloamericana

BAGDAD – Le forze angloamericane hanno distrutto gran parte della colonna di carri armati e blindati iracheni che cercava di lasciare Bassora. La notizia è stata riferita da una fonte militare britannica che, parlando al Comando centrale anglo-americano in Qatar, ha detto che le notizie sulla battaglia indicano che «buona parte della colonna è stata respinta e distrutta».
Il convoglio iracheno – circa 100 veicoli – è stato attaccato da aerei da guerra Usa e britannici e dall’artiglieria mentre si dirigeva a sud di Bassora. Un giornalista televisivo che si trova coi marines britannici a sud di Bassora ha riferito che c’è stata confusione per stabilire se il convoglio rappresentasse una controffensiva o si stesse ritirando, forse a causa dalla rivolta che avrebbe avuto luogo in città contro il regime del presidente Saddam Hussein.
Bassora, la seconda città del paese, continua ad essere assediata dalle truppe britanniche, che non sono riuscite ad imporvi il proprio controllo a causa di focolai di resistenza che continuano a creare problemi agli occupanti.

COLONNA DELLA GUARDIA REPUBBLICANA USCITA DA BAGDAD Un’imponente colonna delle unità di élite della Guardia repubblicana è uscita da Bagdad e si dirige verso le forze americane attestate vicino a Najaf, più a sud. «Si tratta – secondo un reporter della Cnn al seguito del settimo reggimento cavalleria – di circa mille unità mobili che potrebbero includere carri armati e blindati per il trasporto di truppe». La Guardia repubblicana si starebbe muovendo sotto la copertura della sabbia soffiata dal vento. Le truppe americane, afferma la Cnn, si starebbero preparando ad un possibile confronto tra alcune ore.

CONFERMA DELLO STATO MAGGIORE – Il capo di Stato Maggiore americano, generale Richard Myers, ha minimizzato i movimenti della Guardia repubblicana segnalati da Bagdad. La «imponente colonna» di un migliaio di mezzi che si sarebbe mossa verso sud-est della capitale irachena sarebbe, infatti, costituita essenzialmente da mezzi leggeri. Myers ha specificato che le forze americane quando si imbattono in questi veicoli, li attaccano per neutralizzarli Per Myers, la Guardia Repubblicana, l’unità di punta delle forze armate irachene, starebbe riposizionandosi, in vista della battaglia di Bagdad. Si era, invece, ipotizzato che la Guardia Repubblicana si preparasse ad attaccare la colonna della Settima Divisione di cavalleria corazzata, giunta a meno di 80 chilometri da Baghdad.

Bassora: cambiata strategia, la città diventa obiettivo militare

I marines Usa passano i ponti sull’Eufrate
Conquistato il guado di Nassiriya. Ancora scontri con la Guardia repubblicana a difesa della capitale
BAGDAD (IRAQ) – L’obiettivo è puntare decisi verso Bagdad. I marine americani hanno passato oggi l’Eufrate a Nassiriya, in Iraq meridionale e avanzano ora verso nord. Dopo aver combattuto a lungo per controlare il nodo strategico di Nassiriya. Mentre si combatte ancora a Bassora, Umm Qasr e nel nord del Paese.

COMBATTIMENTI A NASSIRIYA – I marines Usa hanno passato i ponti sull’Eufrate dopo essere stati a lungo impegnati in combattimenti, con l’appoggio di elicotteri e artiglieria, nella zona di Nassiriya, in Iraq meridionale. Il corrispondente della Reuters Sean Maguire ha detto che un grande convoglio di marine ha passato il fiume Eufrate e il canale Saddam dopo un aspro combattimento nelle strade della città di Nassiriya, e ha ripreso l’avanzata verso Baghdad. Maguire, al seguito delle truppe Usa, ha detto che il convoglio ha attraversato la città percorrendo strade lungo un corridoio protettivo fatto dai mezzi corazzati americani, e ha attraversato prima il fiume, poi il canale. «Nassiriya sembra essere ancora ostile ma gli americani hanno passato i corsi d’acqua e adesso stanno di nuovo procedendo verso Nord», ha detto il giornalista. Una avanzata verso Nord dalla riva sinistra dell’Eufrate potrebbe formare il braccio orientale di una manovra a tenaglia su Baghdad, 375 chilometri a Nord di Nassiriya. Sulla riva destra (occidentale) del fiume, le forze americane sono arrivate a soli 100 chilometri a Sud della capitale.
BOMBE SU BAGDAD – Bagdad è stata ancora bombardata nella notte, mentre elicotteri Apache si sono scontrati contro la divisione Medina della Guardia repubblicana.
BASSORA: CAMBIATA STRATEGIA – La strategia degli alleati nei confronti di Bassora sta cambiando e forse sarà necessario l’intervento militare per entrare in città e sconfiggere i miliziani che resistono all’interno. Lo ha detto il portavoce delle forze britanniche nel Golfo, capitano di Gruppo Al Lockwood, nella base di As Sayliyah in Qatar. Successivamente il comando britannico ha corretto il tiro dichiarando che per ora un ingresso in città sarebbe prematuro, confermando però che la città è diventata obiettivo militare.
SOLDATI BRITANNICI AL CONFINE CON L’IRAN – Intanto un contingente di Royal marines britannici si è è posizionato al confine tra Iraq e Iran per impedire eventuali sconfinamenti di truppe iraniane.

LE PERDITE – La guerra all’Iraq è cominciata da cinque giorni e già si contano pesanti perdite (anche se notevolmente inferiori a quelle irachene) tra le fila delle truppe anglo-statunitensi. Il bilancio attuale è di 38 morti complessivi (20 soldati Usa e 18 britannici, un secondo soldato di Sua Maestà è stato ucciso in combattimento vicino alla città di Al Zubayr, nel Sud dell’Iraq). A questi vanno aggiunti due soldati britannici, dati per dispersi. I dispersi per parte americana sono invece 14 di cui 7 fatti prigionieri. Inoltre, a questa cifra va aggiunta quella dei tre reporter: l’australiano dell’Abc Paul Moran, un russo e il britannico della Itn Terry Lloyd.
Ma secondo il generale a riposo Barry McCaffrey, che dodici anni fa partecipò all’operazione «Desert Shield», durante la quale aveva il comando della 24ma Divisione di Fanteria i morti alleati alla fine del conflitto potrebbero essere oltre 3.000.
Da parte irachena vi sono almeno 250 vittime tra i civili, mentre non esiste un conto preciso di quelle militari che dovrebbero essere comunque di alcune centinaia.

La tattica utilizzata da Saddam fu inventata da Ho Chi Minh

A balzi verso la capitale ma il raìs imita i vietcong
La partita si gioca intorno a Bagdad: gli Usa puntano a isolare le élite militari. Guerra asimmetrica: l’ultima volta in Somalia
di GIANNI RIOTTA

NEW YORK – Le avanguardie delle truppe angloamericane sono a poche decine di chilometri da Bagdad, la capitale irachena. Dal Kuwait una lunga colonna di uomini e mezzi corazzati si stende nel deserto mentre infuriano i combattimenti per liberare Bassora, dove dovrebbero entrare per primi gli inglesi. Più a Nord si combatte a Nassiriya, dove un agguato di fedayn e «martiri di Saddam», truppe irregolari, ha ucciso domenica dieci soldati catturandone una quindicina. A Kerbala, 100 chilometri da Bagdad, un vespaio di armi da fuoco di calibro modesto ha abbattuto ieri due elicotteri Apaches. Un equipaggio è stato salvato, due piloti sono invece prigionieri. Il generale americano Tommy Franks dice che la guerra procede «secondo i piani».

L’ambasciatore iracheno all’Onu, al-Douri è persuaso che «durerà anni». Saddam Hussein chiama i fedeli alla guerra santa, il ministro della Difesa iracheno Sultan Hashim ironizza: «Gli americani evitano di combattere nelle città, vanno a Nord, tirando dritto torneranno in Europa». Chi sta vincendo la guerra? Perché il ministro della difesa Donald Rumsfeld e il generale Franks hanno optato per questa avanzata a fondo, senza prima occupare e pacificare le città che si sono lasciati alle spalle? Qual è la nuova strategia di Saddam? Per capirlo dobbiamo ricordare l’incontro al fronte tra il generale americano David McKiernan, comandante delle truppe alleate in Iraq, e il suo collega generale William Wallace, a capo del V Corpo che dovrà espugnare Bagdad.

Tema del dialogo: come entrare nella capitale senza distruggerla e fare strage di civili, ma impedendo alla Guardia repubblicana di trincerarsi nella Stalingrado del nuovo secolo? I due generali hanno un testo chiaro in mano: il piano del generale Grant alla battaglia di Vicksburg, durante la Guerra Civile americana, che isolò le truppe sudiste, via via che provavano a trincerarsi nell’abitato. «Stiamo assistendo – spiega un colonnello docente all’Accademia militare di West Point che prega di restare anonimo – a una strategia che ricorda, nel deserto, quella che il generale Douglas MacArthur impiegò contro i giapponesi nel Pacifico, durante la Seconda guerra mondiale.

Anziché fermarsi a conquistare ogni isola, o ogni arcipelago, MacArthur spostava navi, truppe e aerei con balzi di centinaia di chilometri, lasciando poi ad arrendersi, o essere battuti, i giapponesi rimasti indietro». Così la colonna meccanizzata statunitense procede dentro un Iraq le cui città, da Bassora, la seconda con un milione di abitanti, a Nassiriya, restano ancora da occupare. La decisione militare deriva da una scelta politica: la Casa Bianca sa che la guerra è impopolare all’estero, Europa e mondo arabo, e lascia tanti perplessi anche tra i propri cittadini. Non si possono fare vittime tra i civili, non si possono perdere troppi soldati e non si possono distruggere le città e le infrastrutture irachene, pena inimicarsi la popolazione.

A Nassiriya le vittime civili sono, da fonte irachena, solo dieci, meno dei caduti americani. «Tanti generali storcono il naso – spiega Peter Feaver, stratega della Duke University – perché la guerra “leggera” voluta da Rumsfeld per ragioni politiche espone i soldati a rischi molto gravi. Ai suoi tempi, il generale Colin Powell volle una forza formidabile, preceduta da raid aerei cospicui». Bagdad, Bassora, Umm Qasr e Nassiriya non hanno subito le notti di bombardamenti pesanti toccati alla capitale irachena nel 1991 e a Belgrado durante la liberazione del Kosovo.

Restano indietro «i vespai» e davanti la solida Guardia repubblicana fedele a Saddam Hussein. Lamenta un fuciliere di Liverpool, al fronte di Bassora con i Royal Fusiliers: «Il nemico non subisce bombardamenti. E quando dobbiamo rispondere al fuoco non ci danno il permesso se non abbiamo una chiara linea di visuale. Cioè dobbiamo vedere a chi spariamo, ed essere certi che non si sia nascosto in una casa con dei civili».

Durante la prima Guerra del Golfo Saddam Hussein tenne i suoi uomini in trincea e ricevette una brutale punizione dall’aviazione alleata. Ha mutato adesso tattica, studiando la lezione della sconfitta americana in Vietnam e l’imboscata che le forze irregolari somale condussero con successo a Mogadiscio nel 1993. A Bassora i militari della 51ª Divisione meccanizzata sono tenuti al fronte da miliziani del Baath, «martiri di Saddam e fedayn», armati di tutto punto. Anziché affrontare il nemico testa a testa, le truppe irregolari, spesso senza divise, vestite di nero o in abiti civili, attaccano le truppe meno agguerrite, come i genieri del 181° catturati domenica.

Shawna, la ragazza con le treccine, mamma di una bambina di due anni, che avete visto in tv, è una cuoca dell’esercito. Dalla guerra alla guerriglia. Le milizie irregolari si muovono in jeep private, in auto a trazione integrale quattro per quattro, perfino in taxi normali o in autobus. Gli americani hanno l’ordine di non strangolare il traffico civile ai posti di blocco e il risultato sono agguati e sorprese. Ma la lezione migliore che gli iracheni hanno tratto da Vietnam e Somalia riguarda gli elicotteri. Ieri due elicotteri Apache sono stati abbattuti e, secondo fonti dal campo non confermate dal Pentagono, decine colpiti da fucilate «alcuni anche con dieci, dodici buchi da proiettili». L’Apache Longbow, arco lungo, è una macchina da guerra con un computer che seleziona 120 bersagli, discrimina i 16 più pericolosi, confronta la propria ricerca con quella degli altri elicotteri e colpisce. In meno di 30 secondi.

Armato con otto missili Hellfire, fuoco dell’inferno, mitragliatrice da 30 millimetri e dotato di sensori infrarossi, l’Apache sembra fuori portata per la contraerea di Saddam. Ma molti di voi avranno visto i due film «We were soldiers once…» e «Black hawk down», che narrano della battaglia di Ia Drang in Vietnam, nel 1965, e della disastrosa umiliazione dei marines a Mogadiscio nel 1993. Difficile dire se Saddam conosca la pellicola con Mel Gibson, ma certo ne ha studiato le implicazioni militari. Fino a Ia Drang i vietcong e i regolari nordvietnamiti fuggivano sempre all’apparire degli elicotteri. Ma a Ia Drang il generale vietnamita Chu Huy Man intuì che i suoi soldati potevano resistere, affrontare gli elicotteri con le carabine e i fucili residuati della lotta contro i francesi, impiegandoli a tiro incrociato e, soprattutto, sparando quando gli americani tornavano a terra per soccorrere i feriti.

È la tattica adottata in Iraq e che è costata due elicotteri e due piloti. Con i 273 chilometri l’ora di velocità massima l’Apache è troppo rapido per essere fermato a fucilate da chi spara direttamente. Ma i vietnamiti studiarono la tecnica dei cacciatori d’anatre, che tirano davanti allo stormo di uccelli, in modo che gli animali si infilino, ignari, nella rosa dei pallettoni. Un pilota americano racconta: «Al mio primo volo in Vietnam, mi misi a ridere vedendo un viet che si alzava dall’erba alta, scaricava il fucile senza mirare davanti a noi. Il mitragliere lo falciò e mentre mi voltavo a scherzare con il pilota lo vidi terrorizzato. Eravamo finiti, trascinati dalla nostra velocità dentro i colpi del nemico già morto. Ne uscimmo a stento». «Il modello dell’offensiva americana è chiaro – spiega lo stratega inglese John Keegan -: una lunga linea fino a Bagdad, isolando la Guardia repubblicana. Prendere i due ponti di Nassiriya potrebbe essere la chiave della guerra, come la celebre cattura del ponte di Remagen sul Reno, il 7 marzo 1945 spianò la strada verso la vittoria in Germania.

Non ci sarà il fronte Nord, per il rifiuto della Turchia. Le navi con l’attrezzatura della IV Divisione meccanizzata stanno tornando verso Suez. Né si aprirà un fronte da Ovest, dall’aeroporto siglato H3. La battaglia si vince dal Sud e a Bagdad». Assisteremo quindi a una guerra bizzarra: le telecamere ci avvincono al primo piano dei combattimenti al Sud, Bassora, e al centro, Nassiriya, mentre la partita si gioca attorno a Bagdad. L’offensiva che si sta scatenando in queste ore sulla divisione «Medina» della Guardia repubblicana ha come obiettivo scoraggiare e disarmare tutti i combattenti scelti del regime. La Guardia può usare la tattica impiegata dal generale sovietico Vasily Chuikov a Stalingrado: portare la sua trincea di prima linea così vicino al nemico, da rendere impossibile l’uso dell’artiglieria e dell’aviazione, per non moltiplicare le vittime da fuoco amico. Se i generali McKiernan e Wallace non riescono a isolare la Guardia dal ridotto di Bagdad, la «guerra leggera» di Rumsfeld e Franks perderà il vantaggio della tecnologia e dovrà vincere casa per casa.

«Saddam Hussein sta organizzando una guerra asimmetrica – dice il generale Benjamin Freakly, vicecomandante della Centunesima divisione -. Non lancia i carri armati contro i carri armati. Si dilegua negli agguati». «Guerra asimmetrica» è il gergo militare per una sfida in cui la debolezza è capovolta in vantaggio, come nel duello tra Davide e Golia. La Guardia repubblicana si batté con onore durante la prima Guerra del Golfo, «combatterono a morte», scrive l’esperto della Cia Ken Pollack. Il 26 febbraio 1991 tre divisioni corazzate Usa e un reggimento di cavalleria, con mille carri armati, affrontarono in dodici ore di inferno i reparti della Divisione Tawakalnah ’alla Allah della Guardia che lottò fino alla distruzione dell’ultimo dei suoi 300 tank. Il giorno dopo le divisioni Medina, Adnan e Nabuconodosor della Guardia si distinsero, disputano il terreno a forze superiori.

La guerra non si decide dunque né al Sud, né al centro dove Cnn appunta le telecamere e Rumsfeld ci distrae con i giornalisti che accompagnano le truppe. Si vince contro la Guardia a Bagdad. Ieri, il segretario di Stato Powell ha ricordato il rischio delle armi chimiche e biologiche di Saddam. La colonna angloamericana è lunga 600 chilometri e presenta un fianco enorme ai sabotaggi dei commandos. Con gli alleati a pochi chilometri dalla capitale, gli iracheni con la guerriglia al Sud e la battaglia urbana della Guardia al Nord, siamo da oggi ai giorni decisivi della guerra. Saddam spera che i colloqui tra i generali McKiernan e Wallace sia vano, Bush e Tony Blair gli affidano il loro futuro politico.

Gianni Riotta

Gli esiti della guerra dipendono dalla rapidità dell’avanzata

Bagdad, conto alla rovescia per la battaglia finale
Primi raid aerei contro le difese irachene. Gli alleati corrono verso la capitale per conquistarla e decapitare il regime

WASHINGTON – Le avanguardie delle forze angloamericane si avvicinano a grandi passi verso l’obiettivo strategico di questa guerra: Bagdad. Ora si troverebbero a soli cento chilometri dalla città più importante dell’Iraq, a 48 ore dunque dal raggiungerla. È dunque iniziata quella che si preannuncia come la fase più difficile della campagna militare dopo i primi giorni che hanno comunque impegnato duramente le forze alleate nel sud del Paese con continue imboscate, battaglie e perdite di uomini e mezzi. Blair è apparso deciso in Parlamento: è vitale per noi, ha detto il premier britannico, arrivare in fretta a Bagdad. Per fare crollare il regime e quindi riuscire a ottenere quello che finora è accaduto solo in parte: la resa degli iracheni. Gli ha fatto eco dal Qatar il generale Tommy Franks, comandante in capo delle forze angloamericane, che si è mostrato ottimsita: «E’ dura, lo sapevamo, ma raggiungeremo i nostro obiettivi», ha detto.

IL RAIS IN TELEVISIONE – Saddam, tornato in Tv, ha però scompaginato le carte, mostrando di avere ancora in pugno il Paese. La Guardia repubblicana, saldamente intatta a difesa di Bagdad, secondo quanto riferito dagli stessi ufficiali americani, promette di battersi senza risparmio. Inoltre, l’Iraq sarebbe ancora in grado di sparare missili terra-aria, la maggior parte dell’artiglieria antiaerea non ha subito danni e sono funzionanti le difese antiaeree a Bagdad e intorno alla capitale.

L’ATTACCO DEGLI ELICOTTERI – Le ondate d’attacco degli elicotteri Apache contro la divisione Medina della Guardia repubblicana, una delle unità d’elite dell’esercito iracheno poste a difesa della capitale, segnano l’inizio della battaglia per la capitale. Lo suggeriscono le fonti del Pentagono dopo avere confermato che un Apache manca all’appello e che i due piloti sono dispersi. Le fonti del Pentagono indicano, inoltre, che l’attacco a Bagdad deve essere preparato dall’«ammorbidimento» delle linee fortificate della Guardia repubblicana. Anche per questo, domenica, sono stati attaccati obiettivi a nord e a ovest della capitale, centri di comunicazione, centri di comando e unità di comando.

MISSILI SCUD – Inoltre, le forze della coalizione stanno cercando di neutralizzare, nell’Iraq occidentale, le rampe di lancio degli Scud utilizzate nella Guerra del Golfo del 1991 contro Israele: hanno occupato due aeroporti, almeno uno dei quali sarebbe saldamente nelle loro mani. Una delle preoccupazioni è anche quella di evitare contrattacchi iracheni con armi bio-chimiche. Per questo la campagna di terra prevede la ricerca ed, eventualmente, la neutralizzazione di centri di produzione e di depositi di armi di sterminio. Questo potrà rallentare l’avanzata? La rapidità con cui Bagdad sarà raggiunta e conquistata è strategica per le forze alleate: tanto da potere influenzare gli esiti di tutta la guerra.

Sono apparsi in buona salute

Tv irachena mostra i piloti di elicottero abbattuto
Sono stati esibiti anche i loro documenti, tra i quali una patente di guida del Texas e carte di credito
BAGDAD – La tv irachena ha mostrato le immagini dei due militari americani di uno dei due elicotteri Apache che, secondo fonti locali, in giornata sono stai abbattuti da due agricoltori iracheni a fucilate. Le immagini sono state ritrasmesse dalla tv di Abu Dhabi. I piloti di uno dei due Apache risultavano dispersi. I due giovani militari mostrati in tv sono apparsi in buona salute. Durante il video sono stati esibiti anche i loro documenti, tra i quali una patente di guida del Texas e carte di credito.
La tv irachena ha detto che «l’eroico contadino Ali Obeid-Mingash ha abbattuto l’Apache con il suo fucile. Questi sono i due piloti americani mandati dal piccolo Bush nell’inferno della morte».
IDENTIFICATI – Il Pentagono ha identificato i due piloti dell’elicottero Apache abbattuto (per Bagdad), costretto ad atterrare per un’avaria (per Washington). Sono Ronald D. Young jr., 26 anni, della Georgia, e David S. Williams, 30, della Florida. Non sono state rese note le loro città di provenienza.