Usa: a fermare la pirateria ci penseranno i provider

I due personaggi che vedete sorridenti nell’immagine qui a fianco sono Cary H. Sherman e Mitch Bainwol, ovvero Presidente e Chairman e Chief Executive di RIAA. Se la ridono di gusto perchè pare proprio che finalmente abbiano vinto una battaglia.

Dopo anni di negoziati, negli scorsi giorni a Washington hanno stretto un accordo con i provider per il quale, se un utente viene scoperto nell’atto di scaricare materiale protetto da copyright, verrà prima avvisato, poi si vedrà ridurre in maniera drastica l’ampiezza di banda. Come scrive il New York Times, i provider hanno concordato un approccio sistematico per identificare i clienti sospettati di violazione del copyright digitale, per poi inviargli avvisi via e-mail o altri mezzi in un sistema di “escalation”. Avvisi via email, riduzione di connessione o della possibilità di navigare via web. Da una parte i provider affermano che questo è un sistema “educativo” e che non porta necessariamente alla disconnessione totale, dall’altra si riservano il diritto di tagliare tutti gli utenti che hanno violato i propri termini di servizio.

Com’è si è arrivati a questo accordo? E’ utile ricordare che solo otto anni fa la RIAA aveva citato Verizon per aver nascosto l’identità di un utente che aveva scaricato musica illegalmente. Nel frattempo ci sono state fusioni tra grandi gruppi, l’ultima delle quali è stata Comcast con NBC. E’ chiaro a questo punto che gli interessi di chi non vuole che si scarichi e di chi non vuole che gli utenti saturino la banda, incominciano a farsi comuni. Tra i provider che hanno accettato l’accordo ci sono AT&T, Cablevision, Comcast, Verizon e Time Warner Cable.

Come sempre, diciamo chiaramente che siamo contro il download illegale. Nello stesso tempo non stanchiamo di rimarcare l’assunzione da parte dei providers di un ruolo che non gli compete. Le forze dell’ordine sono titolate per garantire i diritti dei detentori dei diritti così come quelli degli utenti. Non si capisce bene su che basi un’azienda privata possa investigare e “punire” o, come dicono RIAA e provider, “educare” gli utenti. Chi garantisce che nelle forche caudine della “banda stretta” non ci finiscano utenti “innocenti”? Basta fare un giro in rete e leggere ad esempio di fatturazioni errate, tanto per dirne una, per per dubitare della infallibilità di certi sistemi informatici. Se un provider sbagliasse nell’ “educare” un utente, che mezzi avrebbe l’utente stesso per dimostrare lo sbaglio? I provider sarebbero disposti ad ammetterlo? Chi si farà garante dell’esattezza dei dati raccolti? Saranno messi a disposizione dell’utente, e in quanto tempo?

A queste domande si aggiungono i dubbi degli esperti internet di musica. Il sistema di controllo si baserebbe sul monitoraggio del traffico torrent. Ma è chiaro che bloccato torrent verrebbe creato immediatamente un sistema alternativo, probabilmente ancora più insidioso del precedente: su internet morto un Papa se ne fa subito un altro.

Interessante la considerazione di Eric Garland di BigChampagne, che ha tracciato la proliferazione del file-sharing: “La sfida è se i consumatori continueranno o meno a fare ciò che vogliono su Internet, e trovare un modo intelligente per non attirare l’attenzione della società di contenuti o provider di servizi Internet. Non finirà mai”. Come dire… il profilo basso funziona sempre.

Usa: a fermare la pirateria ci penseranno i provider é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 16:51 di venerdì 08 luglio 2011.

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