Simoncelli, Motoblog, la tv e gli sciacalli

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Per molti di noi la giornata di ieri rimarrà per sempre un ricordo indelebile nella memoria. Una giornata che per la MotoGP era iniziata bene, con l’avvincente duello tra Simoncelli e Bautista e quell’incredibile sequenza di sorpassi. Quello che è accaduto qualche minuto dopo lo sappiamo. Un fulmine che ha abbattuto in pochi istanti le nostre certezze e le nostre speranze di vedere Marco sul gradino più alto del podio nella classe regina.

Per noi di Motoblog Simoncelli rappresentava più di un pilota. E’ stato il primo che eravamo riusciti ad intervistare, nel lontano 2006, quando Motoblog era un sito semisconosciuto e Marco una giovane promessa che si affacciava nella 250 con Gilera. Indimenticabile il suo “Zao Motoblog!“. Negli anni lui cresceva e nello stesso tempo crescevamo anche noi. E anche quando ogni tanto ci capitava di incontrarlo, ci sembrava sempre uguale: aveva la stessa simpatia con la quale ci aveva salutato la prima volta.

Ieri abbiamo sperato con tutto il cuore di rivedere Marco in tv come avevamo visto Uncini intervistato da Biagi, dopo l’incidente del 1983 citato in diretta da Meda e Raggiani. Ed a proposito dei commenti televisivi, che ci capita ogni tanto di criticare, riconosciamo ai due di aver portato a termine con dignità una cronaca diventata difficile e pesante. Senza mai andare fuori dalle righe, senza far uscire una parola fuori posto. Siamo stati tutti con Beltramo quando cercava di saperne di più e veniva allontanato: la nostra era preoccupazione vera. Non abbiamo avuto la sensazione di una tv a caccia della notizia morbosa, e di questo dobbiamo dare atto a chi ha vissuto la tragedia sul circuito.

Dopo l’ultimo comunicato abbiamo deciso di partecipare al lutto, non aggiornando il blog per tutto il pomeriggio. Non ci sembrava il caso di rimestare una vicenda per la quale in quel momento non avevamo altro da aggiungere. E’ stato allora che ci siamo resi conto che stavano entrando in gioco gli sciacalli, quelli che con un bel pelo sullo stomaco cercano di trarre profitto, disinformare o giocarci sopra.

E’ nata la pagina Facebook sulla morte di Marco, che non linkamo per pudore: quasi 300.000 like in un solo giorno. Probabilmente creata dalla stessa mano che ha realizzato la finta pagina di Valentino Rossi, e che ha deciso di mettere in bocca a Valentino parole su Simoncelli. Parole che sono diventate poi la “lettera di Valentino Rossi”, apparsa sul sito di un noto settimanale italiano e poi riprese da mezzo mondo, nonostante la smentita di Brivio su Twitter. E’ proprio su Twitter che interviene Valentino Rossi, quello vero:

Il Sic per me era come un fratello minore,tanto duro in pista come dolce nella vita.Ancora non posso crederci,mi mancherà un sacco.

Arrivano anche gli errori in buona fede. Ci passano un link al casco di Simoncelli dopo l’incidente: è una mezza bufala, si tratta di una caduta del 2010. Nel frattempo di scatena la macchina mediatica, la sequenza dell’impatto viene pubblicata su qualsiasi sito, tutti diventano esperti di motociclismo e ci spiegano come sia potuto accadere l’incidente. Questa mattina troviamo in prima pagina su alcuni quotidiani la foto di Marco riverso per terra, indifeso, con la testa sull’asfalto, con buona pace di quanti predicano il buon giornalismo e che accusano i blog come il nostro di fare qualsiasi cosa “per qualche click in più”. Si sparge anche la voce che Valentino stia meditando il ritiro. Falso anche questo, come scrive Uccio su Twitter:

Per quelli che lo chiedono, Vale non sta pensando assolutamente di smettere… Mi dispiace che girino queste notizie false in momenti così.

Alla fine di tutto, sentendo cosa dicono le persone, un po’ ci stupisce, e un po’ no, di quanti “motociclisti da bar” ci siano in Italia… in fin dei conti siamo o non siamo una nazione di C.T.?

Abbiamo deciso che questa giornata sarà dedicata esclusivamente a Marco. Ringraziamo tutti coloro i quali ci hanno inviato mail con i propri pensieri o con le proprie idee su come si potrebbe commemorare il Sic in pista: vi abbiamo letto con attenzione. Da domani torneremo non senza difficoltà a parlare delle nostre passioni, di moto e motociclismo.

Simoncelli, Motoblog, la tv e gli sciacalli é stato pubblicato su Motoblog.it alle 12:51 di lunedì 24 ottobre 2011.

Incidente Franco Uncini e Wayne Gardner Assen 1983

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E’ il 1983 quando Franco Uncini viene centrato da un allora sconosciuto e debuttante in 500 Wayne Gardner. Uncini alla fine ne uscirà bene, tanto da essere intervistato qualche tempo dopo da Enzo Biagi, nel filmato che presentiamo oggi. Parole che ancora oggi rappresentano bene cosa può pensare un pilota del Motomondiale.

Citato durante la telecronaca da Meda e Reggiani, è questo l’incidente al quale tutti abbiamo pensato vedendo quanto stava accadendo a Marco. Ci siamo aggrappati al 1983, a Franco Uncini, alla sua piroetta con il casco che schizzava… “Perchè se Franco ce l’ha fatta, allora c’è speranza”… “Fa che sia come quella volta”… Le cose sono andate diversamente, come purtroppo sappiamo.

Incidente Franco Uncini e Wayne Gardner Assen 1983 é stato pubblicato su Motoblog.it alle 09:27 di lunedì 24 ottobre 2011.

Ivano De Marchi: l’ho fatto per la pista da Motocross

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Probabilmente avete già visto anche in tv il video qui sopra. Si tratta del famoso tizio che se ne andava in giro nei giorni scorsi con una bara appoggiata sul sedile del lato del passeggero. L’automobilista in questione si chiama Ivano De Marchi. Il Corriere del Veneto è riuscito a rintracciarlo ed a farsi raccontare la motivazione delle gite con il cofano mortuario appresso. Il signor De Marchi ce l’ha con il sindaco di Marcon che nel 1988:

per dare il via alle bonifiche della zona di San Liberale gli ha fatto smontare la pista da motocross che aveva costruito nel 1985, il Motoclub Marcon. Lasciando dov’era, però, il maneggio li accanto. «Quella volta glie l’ho promesso – dice De Marchi appoggiando il bicchiere d’acqua frizzante sul tavolo – lui al telefono mi ha detto: devi togliere tutto, se non lo fai tu lo farò io, ti spiano la pista. Provaci e “te copo”, gli ho detto io. Solo che la settimana dopo lui l’ha fatto veramente. Una mattina ho trovato tutto distrutto. Ora sono io a dover mantenere la promessa».

Nessun omicidio è stato per ora fortunatamente commesso. Al De Marchi sarebbe invece apparso un sogno rivelatore: mille viaggi con la bara nella macchina verso mille chiese del Veneto, ed il “nemico” sparirà. Siamo ancora all’inizio dei mille viaggi, chissà cosa ne pensa la controparte….

Ivano De Marchi: l’ho fatto per la pista da Motocross é stato pubblicato su Motoblog.it alle 16:51 di giovedì 18 agosto 2011.

Ducati Borgo Panigale

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Ducati Borgo Panigale

Grazie a 150elode.it, iniziativa di Mercedes ed Autostrade che in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia porta sulle strade italiane i fotografi Marco Zanta, Seba Kurtis, insieme agli autori di queste foto (Massimo Sordi e Francesco de Luca), riusciamo a presentarvi una piccola rassegna fotografica realizzata all’interno di Ducati. L’azienda bolognese è stata una delle tappe del percorso effettuato dai fotografi: un’occasione per vedere ed ammirare il dietro le quinte delle due ruote di Borgo Panigale.

Ducati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo Panigale

Ducati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo Panigale

Ducati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo PanigaleDucati Borgo Panigale

Ducati Borgo Panigale é stato pubblicato su Motoblog.it alle 16:30 di venerdì 29 luglio 2011.

Protesta contro l’obbligo del casco: deceduto dopo incidente

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Dal punto di vista del casco ammetto di essere un “talebano”: per me deve essere integrale punto e basta. Premesso questo, trovo un po’ bizzarre le proteste contro il casco. Chi ha avuto la disavventura di perdere il controllo della propria moto, sa bene quanto sia facile sbattere la testa. Certo, riconosco che il vento nei capelli abbia il suo fascino, non lo nego, ma la sicurezza deve essere messa davanti a tutto.

Quello che è accaduto ad Onondaga, nello stato di New York, dovrebbe far riflettere chi ancora non ha ben chiaro il concetto. Wheels.ca riporta che l’American Bikers Aimed Towards Education (ABATE) aveva indetto una manifestazione contro l’obbligo del casco. L’organizzazione dice di essere contraria all’obbligo per legge, pur favorendo l’uso volontario. Ci sarebbe da discutere, ma andiamo oltre. Il 55enne Philip Contos stava guidando la propria Harley quando, pare per una brusca frenata, ha perso il controllo della moto andando ad urtare contro asfalto. Colpo mortale: Contos è deceduto in ospedale poco dopo. C’è da dire che New York è uno dei 20 stati dove il casco è obbligatorio per legge. Un dato che lascia sbalorditi, ovviamente pensando agli altri 30, se si considerano le leggi USA sulla sicurezza in campo automobilistico.

Il fatto ci ha lasciato molto amareggiati, anche perchè la polizia locale ha dichiarato che con il casco, Contos si sarebbe salvato. Questo fatto tragico ci permette di lanciare il nostro piccolo appello estivo. Anche se sarete al mare, farà caldo, non rinunciate mai alla vostra sicurezza: usate il casco sempre, e ben allacciato, come dice qualcuno più famoso di me.

Protesta contro l’obbligo del casco: deceduto dopo incidente é stato pubblicato su Motoblog.it alle 19:30 di mercoledì 06 luglio 2011.

Royal Enfield: serbatoio dipinto a mano

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Chi conosce Royal Enfield sa che si tratta di una industria motociclistica indiana che produce modelli dal gusto retrò. Ne avevamo parlato nello scorso mese di Marzo, presentando la loro clip pubblicitaria “Handcrafted in Chennai“. In questo video vediamo gli artigiani di Royal Enfield all’opera. Cosa c’è di meglio di un serbatoio dipinto a mano? Il filmato qui sopra mostra l’abilità con la quale l’addetto ne dipinge le linee caratteristiche. Una maestria che lascia a bocca aperta, vero?

Via | Neatorama

Royal Enfield: serbatoio dipinto a mano é stato pubblicato su Motoblog.it alle 16:45 di giovedì 16 giugno 2011.

Luchador protesta sindacale in Messico

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Luchador motorcycle protest

Non è una foto del giorno ma poco ci manca: è una foto piuttosto misteriosa che sta circolando da qualche ora su Reddit. Descritta come “It’s a luchador, on a motorcycle, at a protest, being fired on by riot police, in real life”, senza alcuna notizia aggiuntiva, ritrae un “luchador” alle prese con la polizia. Dopo qualche ricerca abbiamo capito che l’ambientazione è il Messico, il logo sul cupolino della moto è quello del “Sindicato Mexicano de Electricistas” mentre da quello del serbatoio riusciamo a capire che la moto è una Indian.

Non sappiamo altro, se non il tentativo di carica al quale si aggiunge il lacrimogeno sparato dal poliziotto a sinistra. Qualcuno riesce a scoprire qualcosa di più?

Luchador protesta sindacale in Messico é stato pubblicato su Motoblog.it alle 17:44 di martedì 24 maggio 2011.

Lo scatto in corsa: due ruote sopra tutto

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team ParkinGo Yamaha a Monza

Clima rovente a Blogo questa mattina. Non parliamo del clima atmosferico e nemmeno di polemiche per MotoGP o SBK. I colleghi di Autoblog e Motorsportblog ci hanno sbeffeggiato ampiamente sul fronte fotografia. Tutta “colpa” della rubrica “Lo scatto in corsa” con la quale Motorsportblog delizia i propri lettori. Alla macchinetta del caffè qualcuno di loro è arrivato ad affermare che le auto sono un soggetto migliore rispetto alle moto. Tsè.

Proviamo a rispondere colpo su colpo al Paolo Bitta di turno, ed istituiamo anche noi lo “Scatto in corsa” di Motoblog. Inviateci i vostri set migliori di moto impegnate in qualsiasi tipo di manifestazione sportiva (no raduni o concorsi di bellezza, per internderci) e le pubblicheremo. Attenzione: non solo asfalto, ma anche fuoristrada. E non solo momenti di gara ma anche paddock, box, premiazioni e… ragazze ombrellino, ovviamente. Sarà un’occasione sia per battagliare un po’ con gli amici delle quattro ruote ma anche per mettere in evidenza le capacità dei fotografi: sarà possibile marchiare le foto, meglio se in basso a sinistra. Una raccomandazione: non tentate di fare i furbi con foto rubacchiate in internet, ok?

Inviate tutto a fotodelgiorno@motoblog.it. Che la sfida inizi!

Lo scatto in corsa: due ruote sopra tutto é stato pubblicato su Motoblog.it alle 09:38 di mercoledì 18 maggio 2011.

Viaggio in California, sulle nuove Harley Davidson

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Harley Davidson Softtail Blackline

C’è quel manifesto di Peter Fonda che guida una Harley, con il suo caschetto a stelle e strisce. Dietro c’è Jack Nicolson, casco da football, giacca e tshirt. Sulla loro destra Dennis Hopper guida un’altra moto, con una mano, li guarda sornione con la sigaretta in bocca. Sono sicuro che avete capito di cosa sto parlando: il manifesto di Easy Rider. Se dovessi descrivere cosa rappresenta una Harley Davidson, risponderei con quella immagine. Sarà la classica risposta stererotipata, ma per me ha sempre significato la strada da percorrere, lo sguardo rivolto all’orizzonte, l’asfalto che scorre. Non c’è suono nella fotografia, ma è come se ci fosse. Quando sono partito per gli Stati Uniti per la presentazione dei nuovi modelli Harley Davidson, non riuscivo a togliermela dalla testa. Sono passati più di quarant’anni dall’uscita di Easy Rider: nelle Harley di oggi è rimasto qualcosa dello spirito che permeava quella fotografia?

Facciamo allora un ulteriore passo indietro, giusto per ripercorrere come sono nate le Harley Davidson. Come molti di voi sapranno il primo modello risale al 1902. Era poco più di una bici a motore. In meno di vent’anni H-D diventa il più grande costruttore di motocicli nel mondo, presente in 67 Paesi. Molti dicono che è dopo la seconda guerra mondiale che H-D si impone come “mito”. La Panhead del 1948, la Xl Sportster del 1957 e la FL Duo Glide del 1958 fanno scuola. Anche il cinema ci mette del suo, e non solo quello hollywoodiano: avete presente Alberto Sordi in sella ad una Liberator in “Un americano a Roma”? Potrei andare avanti ed elencare tutti i modelli fino ai giorni nostri, ma se c’è un filo che li accomuna tutti è la customizzazione.

Le prime immagini di moto modificate sono degli anni ‘20. Una, in particolare, è emblematica. La scritta Harley Davdison sul serbatoio non c’è più: il proprietario l’ha cancellata per un più amorevole “Sweetie”. Nella sequenza di scatti fotografici storici si nota che allo stesso tempo c’è una sorta di “divisa”, indossata da chi guida quelle moto. Pelle in abbondanza, sia per i giubbotti, sia per le borse borchiate. Possiamo allora dire che fin dall’inizio, ai possessori di Harley piaceva modificarle per personalizzarsele come meglio credevano. Ma è ancora così?

Harley Davidson 2011Harley Davidson 2011Harley Davidson 2011Harley Davidson 2011

Bill Davidson

Bill Davidson

Ho fatto quattro chiacchiere con Bill Davidson, figlio del mitico Willie G. e discendente diretto del cofondatore William. Bill è un tipo decisamente alla mano, nato e cresciuto con le moto. A dirla tutta, la famiglia Davidson è una famiglia di Motociclisti, con la M maiuscola. Da quello che ho capito non ce n’è uno che non vada in giro sulle due ruote, mogli e figlioletti compresi. Parlare con Bill è un piacere, perchè non si nasconde dietro ad un dito. Capita allora di discutere anche di moto italiane, come faresti con un amico durante l’aperitivo serale. Io però ad un certo punto non mi sono trattenuto e sono andato con una curiosità che ho da sempre.

Bill senti, io non ho mai avuto una Harley. Però una cosa te la voglio dire. Ho sempre pensato che se dovessi comprarne una, comprerei sicuramente un’Harley, non una moto che “sembra” una Harley. Ma a te che effetto fanno moto del genere?“. Bill mi fa un bel sorriso… “Beh, effettivamente…” Più seriamente: “Noi siamo sempre stati interessati a questo fenomeno. E’ importante perchè ci fa capire che la strada che abbiamo preso è giusta, e comunque ci spinge a portare innovazioni continue alle nostre moto“.

Parliamo un secondo della customizzazione. Mi hai appena fatto vedere Harley customizzate in ogni modo, eppure se penso che per modificare una moto, devo portarla da qualcuno che mi aiuti… Insomma mi passa la voglia… Tu cosa dici, sono un caso senza speranza? Bill: No, no. Quello che stai dicendo è un fenomeno sul quale stiamo lavorando da tempo. Riguarda più che altro quelli che noi definiamo “Youg adults”, con un’età che va dai 20 a 30 anni circa. Abbiamo capito che anche a loro piace avere qualcosa di personalizzato, però desiderano averlo fin da subito, senza modifiche fatte in un secondo tempo. Sono abituati a farlo quando ad esempio ordinano un Apple online, perchè non farlo anche con le moto? Per questo motivo abbiamo ad esempio l’HD1 Builder online ed ovviamente un catalogo così vasto. Grazie Bill, quasi quasi mi hai convinto… customizzazione avanzata, fin dalla fabbrica.

Sulle strade della California

H-D

Dicevamo, ma le moto? La prima che riesco a provare è la Electra Glide. Grande, grandissima. 1690 cc per due metri e mezzo di lunghezza: più di 400 kg di moto. E’ imponente quasi quanto il mio compagno di viaggio, Roberto Croci, giornalista italiano che vive a Los Angeles. Roberto è un tipo particolare, si fa chiamare “la bestia” e scorrazza in giro per la città sul suo Vespino 50. La sorpresa arriva quando sale al posto del passeggero. Mi aspetto il classico momento di barcollo, ma l’Harley non accusa il peso degli oltre 100 kg di Roberto. E sembra non sentirli neanche alla partenza. Prima, seconda, e si va sulle strade della California. Los Angeles è una città enorme. Mi era capitato di visitarla anni fa, con la classica automobile presa a noleggio. Osservala dal sellino di una moto è un’altra cosa. Lo confesso, mi prende l’emozione della nostra carovana composta da una ventina di moto. E allora mi parte in testa “Get your motor runnin’, Head out on the highway….“.

Se potessi accompagnare il mio testo con un suono, allora sentireste il rumore della puntina del giradischi saltare ed uscire dal disco.. “swooooshhhhh“… Perchè evidentemente gli Steppenwolf non si riferivano all’highway di Los Angeles, non c’è dubbio. Il mio piccolo sogno si infrange nel traffico autostradale. Qui si viaggia tutti incolonnati, lentamente, inesorabilmente, tanto che è difficile inserire la sesta marcia. Sull’highway non c’è asfalto ma lastroni di cemento. Ogni 3 secondi un sobbalzo. Tum, tum, tum. Se non altro c’è tempo per guardarsi attorno e capire come funzionano le cose. Prima osservazione: non è così comune passare tra un’auto ed un’altra. C’è chi ti fa passare spostandosi, un po’ per paura e un po’ per “amicizia”. Si, perchè da quello che ho visto in molti ti fanno il saluto, quasi fossero in moto anche loro. C’è anche la tizia che ti lancia un bacio volante. Ma non è finita: c’è una controindicazione aggiuntiva, oltre al fatto che non si può fare, nel passare sulle strisce che dividono le corsie. Sulle strisce sono posti i malefici catarifrangenti. Utilissimi, per carità, ma a questo punto potete immaginare anche voi il sobbalzo aggiuntivo o lo slalom da compiere per evitarli.

Quindi mi metto il cuore in pace e cerco di assaporare il viaggio tranquillo a bassa velocità. Immagino che potrei guidare per qualche centinaio di chilometri, anzi miglia, senza alcun problema. Posizione di guida in stile H-D, massimo comfort in sicurezza, grazie anche all’ABS. Incomincio a smanettare con i vari comandi della moto. C’è di tutto e di più, cruise control incluso, ma quando trovo i comandi della radio metto il volume al massimo. Non oso immaginare cosa sentano all’interno delle automobili, ma un giorno da “zarro” posso anche concedermelo. Niente rock però: l’andatura mi consiglia un buon country. E Alan Jackson sia. Usciamo finalmente dalla highway per immetterci in una strada locale. Effettivamente l’Electra Glide non è agilissima nelle curve e controcurve, ma forse non è questo l’atteggiamento giusto per riuscire a godersela fino in fondo. Rimane il fatto che tra il sottoscritto ed il passeggero superiamo i 200 kg, e la guida non sembra risentirne.

Il Rock Store a Cornell e la Mulholland Highway

Harley Davidson Softtail Blackline

Sosta al Rock Store di Cornell. Si tratta di uno dei ritrovi più conosciuti dai motociclisti dell’area di Los Angeles. Il perchè è presto detto: è il punto di partenza, o di arrivo, per quelli che transitano sulla Mulholland Highway. Una strada culto, dove la salita è un susseguirsi di curve e tornatini da fare in scioltezza. E’ allora il momento di provare la nuova Softail Blackline, con motore Twin Cam 96B raffreddato ad aria ed una cilindrata di 1584 cc. Mi ci vuole un po’ per prenderci la mano. Sarà la posizione delle gambe avanzata, sarà per le curve cieche su una strada mai affrontata, sarà perchè mi piacerebbe darci dentro fin da subito. E invece no, bisogna prendersela con calma e farsi guidare. E’ a quel punto che il percorso tortuoso diventa più semplice, i tentativi di piega si fanno più docili e mi sembra di prendere più confidenza con il mezzo. Il motore spinge, il rombo c’è, la Blackline incomincia a convincermi. Finchè arrivo ad un curvone che mi sembra di aver già percorso: impossibile. Mi viene un flash, l’ho vista questa curva, proprio in una serie di video qui Motoblog. Ci sono anche i ragazzi che riprendono i passanti con le videocamere. Mi tocco idealmente le parti basse, sperando di non finire nella stessa sequenza di video. A questo punto capirete anche voi il timore, quasi reverenziale nell’affrontare quel tornante la prima volta. Sensazione? Sicuramente lo Stelvio è più impegnativo. Mistero americano…

Harley Davidson 2011Harley Davidson Softtail BlacklineHarley Davidson Softtail BlacklineHarley Davidson Softtail Blackline

Per la discesa verso Malibù è il turno di provare la Sportster 1200 Custom. Passare a questa dopo aver guidato l’Electra Glide è uno scherzo. Leggera, brillante, intuitiva. Non bisogna essere un harleysta di lungo corso per apprezzarla. Personalmente ho avuto subito un buon feeling, quasi come se l’avessi guidata da sempre. Si notano subito la gomme anteriore “panciuta” con cerchio da 16″ come al posteriore. La soluzione mi è piaciuta, trasmette un che di sicurezza in più.

Harley Davidson Sportster 1200 CustomHarley Davidson 2011Harley Davidson Sportster 1200 CustomHarley Davidson Sportster 1200 Custom

Santa Monica e l’arrivederci

Harley Davidson Softtail Blackline

Ritorno a Los Angeles sulla Blackline perchè voglio capirla meglio. Alla fine è quella con meno fronzoli, più essenziale. Senza l’affanno psicologico del percorso collinare incomincio a godermela. Ok, gambe in avanti e braccia distese sul manubrio split drag. Una posizione di guida che può essere rilassata o aggressiva nello stesso tempo. Osservandomi attorno mi rendo conto di quanto sia bassa la sella. Un bene o un male? Sicuramente apprezzata da chi non è un gigante, potrebbe non essere amatissima per coloro i quali amano guardare dall’alto. Piccola nota sul sellino. Ad occhio non sembra qualcosa di confortevole per il passeggero, il che fa pensare che la Blackline sia da guidare principalmente in solitaria. Qualche prova di frenata: forse l’anteriore non è il massimo, ma su tutto vigila l’ABS. Sarebbe interessante fare qualche test in condizione estrema, in ogni caso su un tratto di strada normale, e con guida altrettanto normale, mi sembra che l’impianto frenante faccia il proprio dovere. Buone le doti di accelerazione e ripresa, con il beneficio del dubbio: come sapete negli Usa c’è poco a scherzare con i limiti di velocità.

Harley Davidson Softtail BlacklineHarley Davidson 2011Harley Davidson Softtail Blackline

La costa fino a Santa Monica è uno spettacolo. L’Oceano Pacifico domina l’orizzonte, ed è in una situazione del genere che mi convinco che, si “Yeah, darling Gonna make it happen, Take the world in a love embrace“, ancora con gli Steppenwolf in testa. E questo mi riporta alla domanda iniziale. Le Harley di oggi conservano qualcosa dello spirito delle loro progenitrici? Sono passati anni, sono passate intricate vicende industriali e finanziare, sono arrivate innovazioni tecnologiche così come soluzioni di design che hanno rivoluzionato l’immagine Harley. Ma se penso a tutto quello che gira attorno a questo marchio, a quelli che se lo fanno tatuare sulla pelle, alla personalizzazione nel processo di customizzazione, alla passione di Bill Davidson e della sua famiglia, ma soprattutto alle sensazioni provate sulla Mulholland e sulla strada per Santa Monica, allora incomincio a pensare che si, quell’anima è rimasta anche nelle moto di oggi. E con questo pensiero nella mente, spengo la Blackline nel garage di Los Angels e la saluto con un arrivederci, il prima possibile.

Foto | Stefano Gadda

Nota: nel post è presente solo una parte delle foto della nostra gallery. Vi invitiamo a visitare la fotogallery completa di Harley Davidson 2011.

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Viaggio in California, sulle nuove Harley Davidson é stato pubblicato su Motoblog.it alle 11:00 di lunedì 16 maggio 2011.

Motoblog su Twitter e Facebook

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Breve messaggio per comunicarvi che abbiamo ripristinato il nostro canale Twitter. Chi usa questo mezzo di comunicazione potrà ricevere istantaneamente gli aggiornamenti sui nuovi post pubblicati su Motoblog. E’ sufficiente cliccare su questo link, oppure sull’iconcina Twitter in alto a destra nell’home page.

Con l’occasione ricordiamo inoltre la pagina Motoblog su Facebook, che conta in questo momento più di 4.500 like. Chi segue la pagina su Facebook, avrà sicuramente notato contenuti leggermente diversi, provate a dargli un occhio e diteci cosa ne pensate.

Un lampeggio telematico da parte di tutto lo staff di Motoblog.

Motoblog su Twitter e Facebook é stato pubblicato su Motoblog.it alle 03:30 di venerdì 01 aprile 2011.