Usa: legge anti streaming prevede il carcere anche per l’embedded su Youtube

Mi piace
+1
Tweet

Quando i politici mettono mano a settori che non conoscono a fondo, il pastrocchio è sempre in agguato: negli Stati Uniti si sta discutendo della legge anti-streaming S.978 dei senatori Amy Klobuchar, John Cornyn e Christopher Coons. La questione ruota attorno al caso Rojadirecta: domini internet sequestrati con la motivazione che il sito ospitava link a streaming di trasmissioni tv. Recentemente i proprietari dei domini in questione hanno tentato di opporsi al sequestro, e proprio le motivazioni del rifiuto del sequestro hanno innescato una serie di polemiche.

Senza entrate troppo nei cavilli della legislazione americana, cerchiamo di riassumere un interessante post di TechDirt. Nel post viene argomentato come un utilizzo “estremo” di quella legge possa portare in carcere anche chi fa l’embedded di filmati di Youtube coperti da copyright, compresi quelli dove in maniera casereccia vengono doppiate canzoni famose. Nonostante non venga previsto esplicitamente dalla legge in questione, i termini “performance” e “financial gain” sembrano essere così vaghi da poter essere usati anche per mettere in galera il più innocuo ragazzino.

Da una parte ci può essere anche nei politici americani una ignoranza di fondo dei meccanismi della rete, tanto da farci pensare che dopotutto tutto il mondo è paese. C’è però da dire che questo meccanismo del “dico non dico”, ovvero scrivo una legge che può essere usata o interpretata in modi che sulla carta non ho previsto, può avere l’effetto di dissuadere gli utenti, senza incrinare l’immagine del politico. Che sia voluto o meno, in questo momento sugli utenti americani c’è una velata minaccia: se fate streaming o se caricate video su Youtube state bene attenti. Potreste rischiare fino a 5 anni di carcere.

A proposito di doppiaggio, lip-syncing e politici americani, qui sopra un simpatico video di TheOnion, ovvero i geni del genere satirico: anche Obama usa il doppiaggio nei propri discorsi. Sia chiaro, è una presa in giro…

Usa: legge anti streaming prevede il carcere anche per l’embedded su Youtube é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 11:57 di giovedì 14 luglio 2011.

Fastweb e NGI indagati per favoreggiamento

p2p

La Procura della Repubblica ha indagato Fastweb e NGI per favoreggiamento, nell’ambito dell’operazione “Poisonous Dahlia”condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Cagliari. Il Sostituto Procuratore Dott. Giangiacomo Pilia aveva emesso un ordine di inibizione ai siti www.btjunkie.org e www.btjunkie.com. Da parte sua, Fastweb ha fatto sapere che si è trattato di un incidente tecnologico, e che in questo momento non è possibile accedere ai due link.

Al di là del caso specifico che non commentiamo, il fatto degno di nota è che per la prima volta in Italia l’Autorità Giudiziaria ha ritenuto che gli internet provider possano essere considerati responsabili. A fronte di questo, si aprono una serie di considerazioni che vogliamo discutere insieme a voi.

Questo tipo di operazione “scarica” (usiamo il termine non a caso) sui provider un costo che dovrebbe essere a carico dei detentori dei diritti. A rigor di logica, chi si sente defraudato dovrebbe portare le prove all’autorità giudiziaria, che dovrebbe poi agire sui singoli. Invece, con i vari blocchi imposti ad esempio ai provider, ai gestori di DNS oppure ai motori di ricerca, viene “ingessato” un intero mercato invece di andare a colpire chi è direttamente responsabile di un fatto illecito. Con la politica dei “blocchi”, si chiede ai provider di oscurare un intero sito, impedendone a chiunque l’accesso, sia per la semplice visita, sia per lo scarico del file .torrent, ma ancora prima che esso stesso venga poi effettivamente utilizzato per il file sharing. Nella vita reale sarebbe come imporre un divieto d’accesso o un coprifuoco: visto che in certe zone della città o in certi orari ci sono troppi crimini, nessuno può circolare.

Dal punto di vista pratico, infine, l’inibizione ad un sito rispetto all’indagine sui singoli, è un paliativo: bloccato un sito ce n’è già pronto a sostituirlo. La stessa FIMI nel proprio comunicato ammette che “BtJunkie, dopo la chiusura di Pirate Bay, era diventato il sito tracker per bit torrent più utilizzato in Italia“…

Foto | Melkorcete

Fastweb e NGI indagati per favoreggiamento é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 18:57 di mercoledì 13 luglio 2011.