Il Governo pensa ai monopattini e perde 2,5 miliardi € dalle auto

Adam Berry/Getty Images

Il Governo assegna bonus per chi acquista monopattini e bici elettriche, e non fa nulla per il settore auto che pesa l’11% del PIL nazionale. Cosa sta succedendo in Italia? Se lo chiedono in molti e ce lo chiediamo anche noi, visto che sul fronte del settore automobile il silenzio del Governo Conte si sta facendo sempre più preoccupante.


La scelta del Governo, nel recente Decreto Rilancio, si è limitata al rifinanziamento del fondo per l’acquisto di autoveicoli a basse emissioni, come se tutto quello che è accaduto durante l’emergenza Coronavirus non fosse accaduto. Il comunicato congiunto ANFIA, FEDERAUTO e UNRAE, denuncia come questo sia un intervento poco significativo per un’effettiva ripartenza del settore auto nel nostro Paese.

I livelli produttivi dell’intera filiera in Italia, già in calo da 20 mesi a fine febbraio 2020, sono crollati del 21,6% nel primo trimestre dell’anno, periodo in cui gli autoveicoli prodotti risultano in diminuzione del 24% rispetto a gennaio-marzo 2019. Si tratta di un azzeramento del mercato auto italiano (-85,4% a marzo e -97,5% ad aprile). In pratica, nel bimestre marzo-aprile 2020 le immatricolazioni di auto si sono dimezzate rispetto allo stesso bimestre del 2019 (-51%, ovvero 361.000 immatricolazioni perse) e non è andata meglio per veicoli commerciali e industriali.

La riapertura dei concessionari, lo scorso 4 Maggio con centinaia di migliaia di veicoli immobilizzati sui piazzali, da sola, non basta certo a riavviare il mercato e la filiera produttiva automotive. La situazione di incertezza condiziona il clima di fiducia di cittadini e imprese, e l’indebolimento dell’economia e del mercato del lavoro, con conseguente perdita di potere d’acquisto dei consumatori.

In assenza di interventi mirati, una chiusura del mercato auto 2020 con 500.000/600.000 unità in meno rispetto all’anno precedente determinerà un mancato gettito IVA di circa 2,5 miliardi di euro.

Il rallentamento delle vendite sarà responsabile di un mancato rinnovo del parco circolante italiano, che, in riferimento alle autovetture, a fine 2019, per il 32,5% è ancora costituito da auto ante-Euro 4 e, dato ancor più preoccupante, per il 57% da vetture con oltre 10 anni di anzianità. D’altra parte, le difficoltà nello smaltimento dei veicoli in stock presso case automobilistiche e concessionari impedirà alla filiera industriale di ripartire a ritmi sostenibili, un danno che per molte imprese, già fiaccate da due mesi di azzeramento del fatturato, si ripercuoterà sull’occupazione.

Risulta incomprensibile come in Italia non si faccia nulla per salvaguardare la strategicità e la competitività di un comparto come l’automotive, che esporta oltre il 50% dei suoi prodotti, apprezzati in tutto il mondo per la carica innovativa e la qualità, e che in più occasioni ha dimostrato di fungere da traino per la ripresa produttiva di larga parte del sistema manifatturiero e quindi della nostra economia, e si preferisca andare incontro a un rischio di deindustrializzazione. Un settore che alcuni Paesi europei stanno mettendo al centro dei loro Piani di supporto, così da rilanciare i consumi e la transizione verso un modello di mobilità più sostenibile.

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